Il Tirreno

Pisa

Ippica in crisi: l’Alfea pensa al rilancio e investe sugli impianti

di Antonio Scuglia

Il direttore generale Emiliano Piccioni: un comprensorio Pisa-Livorno per diventare il terzo polo nazionale

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PISA. Il periodo estivo è quello normalmente dedicato alle manutenzioni ordinarie e straordinarie per l'ippodromo di San Rossore, una struttura che non vive l'estate in letargo ma che attende il 6 novembre per riproporre al pubblico la sua storica attività.

Negli ultimi anni, però, questi mesi sono dedicati a ospitare molte manifestazioni, anche di livello nazionale, che hanno continuato e continueranno ad animare l'ippodromo: dall'iniziativa con le scuole della provincia alla mostra nazionale canina, dalla festa dei trapiantati alla Demogarden prevista per il mese di settembre per la prima volta a San Rossore dopo essere stata ospitata a Milano e a Verona.

Molte, importanti iniziative ma anche un forte impegno dell’Alfea sulle strutture dell'ippodromo e delle scuderie: massima cura alle piste - oggi senza alcun dubbio le migliori in Italia - e rifacimenti parziali dei vialetti in sabbia lungo il viale delle Cascine e interventi sui tetti di vari immobili, dal ristorante alle scuderie.

Da pochi giorni, tra l'altro, sono tornati alle loro case i 32.000 scout che per 5 giorni hanno "invaso" San Rossore. Ne parliamo con il direttore generale, Emiliano Piccioni.

In quale misura è stata disturbata l'attività dell'ippica dalla presenza di questa grande invasione di giovani?

«L’Alfea è stata sempre presente alla fase propedeutica di questa imponente manifestazione dando sempre il suo contributo anche di proposte. Alla fine possiamo dire che, grazie alla collaborazione con l'Agesci, l'Ente Parco e tutti gli altri enti coinvolti, l'attività ippica non abbia subito grossi intralci se si esclude la giornata di arrivo dei ragazzi nella quale i cavalli sono rimasti nei loro box. Rispetto ai timori iniziali siamo molto soddisfatti e di questo dobbiamo ringraziare anche il giusto approccio di allenatori e proprietari pisani».

Il raduno è stato un fatto contingente, ormai alle spalle, ma all'orizzonte c'è un problema ben più vasto: la crisi dell'ippica. Quali sono le prospettive di un suo superamento?

«Esiste un progetto di rilancio e di riordino del settore che si chiama Lega Ippica, supportato da un decreto legge già avviato dal governo, ma sul quale ancora sono presenti incertezze per una scarsa coesione fin qui dimostrata dalle varie componenti. In questa fase Alfea, oltre a svolgere un ruolo attivo a livello nazionale attraverso Federippodromi, della quale è associata, deve preoccuparsi di difendere e possibilmente rafforzare il movimento ippico del suo territorio».

Attraverso quali strategie?

«Da un lato attraverso la cura delle strutture e dei servizi offerti dal grande centro di allenamento che gestisce, forse il principale a livello nazionale. Dall'altro, uno degli obiettivi di Alfea resta quello di costituire un comprensorio sinergico Pisa-Livorno per dare vita a un terzo polo ippico, oltre a quelli di Milano e di Roma, in grado di affrontare la crisi con maggiore forza e serenità».

Come potrebbero integrarsi i programmi e le diverse potenzialità di Pisa e di Livorno?

«Le due realtà dovranno costituire, con un calendario integrato e dando vita alle giuste sinergie operative, quel polo del galoppo del quale ho appena parlato. Da qui nacque la nostra trattativa con il Comune di Livorno dopo la messa in liquidazione della Labronica Corse, da qui derivò la nostra onerosa disponibilità a gestire per due anni, con la formula del ramo d'azienda, l'ippodromo Caprilli. Tra l'altro i due impianti sono complementari sia come stagionalità delle corse sia come potenzialità generali: inserito nel meraviglioso parco di San Rossore l'uno, cittadino e "festoso" l'altro, con potenzialità ad oggi ancora inespresse per attività anche non ippiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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