Sicurezza
Ac Pisa: i retroscena delle trattative
Il commercialista Cesare Cava fa il punto su costi e cordate. Caso Birindelli: interviene il ministro dello Sport
PISA. Le questioni legate alle trattative societarie non sembrano aver turbato la squadra, a giudicare dalla prestazione superba dei nerazzurri contro il Perugia, e speriamo che sia così anche domenica a Pagani.
Proprio su queste vicende è intervenuto il commercialista Cesare Cava, martedì sera al Nerazzurro di 50 Canale, facendo il punto della situazione.
Riguardo alla trattativa Ac Pisa-Terravision, dice Cava, ripreso da tuttopisa.it, «la cifra richiesta dal presidente Battini (3,5-4 milioni di euro, ndr) non è sicuramente idonea, potrebbe raddoppiare il suo valore qualora si vada in Serie B, ma al momento non consiglierei a nessuno di comprarlo a quella cifra. E ovviamente a questa cifra non troverà mai un acquirente. Quando il 3 gennaio ci siamo incontrati con Terravision a Firenze io ho avuto due ore di tempo per spiegare quanto vale il Pisa, ma la trattativa è durata poi 5 minuti perché non è semplice trattare con chi non capisce perché si possa acquistare una società che va a rimessa. È però un colpo basso screditare la controparte, l’operazione produce solo perdita di credibilità».
Secondo il commercialista, «non era possibile continuare la trattativa, allo stato delle cose, per quelle che sono le mie informazioni, la trattativa è defunta e non ci sono i margini per una ripresa».
Cava, contattato anche da noi, ha comunque sottolineato la correttezza della procedura usata da Terravision, che in ogni caso ha manifestato al sindaco Filippeschi la sua disponibilità a subentrare se Battini dovesse mollare.
E l’altra trattativa? Sentiamo ancora Cava: «Non conosco Brini, l’unico che mi ha chiamato a suo nome è stato Carpina. Credo però che Brini abbia chiamato Battini, tanto che tutt’ora hanno cordiali contatti, ma non scommetto che Brini e Carpina siano della stessa cordata. Questi rapporti li sta seguendo a livello personali il presidente. Carpina mi chiamò il 4 gennaio, proprio poco dopo che era sfumato l’affare Terravision, parlandomi della volontà di alcuni imprenditori di comprare il Pisa in pochi giorni. Mi sembrò strano si potesse chiudere una trattativa in pochi giorni, mi limitai a dirgli di chiamare Battini; non conosco Carpina e non lo avevo mai sentito, abbiamo avuto modo di conoscerlo durante la conferenza di quel famoso martedì. Credo che quel gruppo siano due parti, di cui una già caduta».
In effetti la trattativa è avvolta nel mistero più fitto. Battini infatti la settimana scorsa ha spiegato ai tifosi che non c’erano sufficienti garanzie per portare avanti le trattative, però a noi risulta che Brini e Battini stiano contrattando tuttora. L’interlocutore è Brini da solo oppure Brini insieme agli altri compagni di cordata? Il dubbio è tutto qui.
Ma quanto può valere in realtà il Pisa? Sentiamo ancora Cesare Cava: «Delle società si cede il valore patrimoniale, limitatato ai pulmini, palloni, maglie, calciatori di propietà, ma in realtà le società di calcio, soprattutto di Lega Pro, hanno valori di stima vicini allo zero. È comunque chiaro che comprare una società come il Pisa ha un buon ritorno pubblicitario e di immagine che giustifica il costo che si sostiene». le spese di sicuro ci sono: «In questi 3 anni la proprietà ci ha rimesso oltre 6 milioni di euro, non credo ci siano le condizioni economiche per continuare a lungo».
Birindelli. Il ministro dello Sport Delrio ha risposto ieri all'interrogazione del deputato pisano Paolo Fontanelli (Pd), raccogliendo le sollecitazioni a partire dai fatti che ha visto coinvolta la squadra degli esordienti del Pisa allenata da Alessandro Birindelli (che ritirò i giovani giocatori a partita in corso pr metter fine a causa di una lite in tribuna tra i genitori) e ponendo il problema alla Figc. Ne parliamo anche nello Sport nazionale.
Birindelli è stato premiato nei giorni scorsi dalla Regione Toscana con il riconoscimento speciale 'Fair play' nell'ambito del Pegaso per lo sport 2014. Lo stesso Birindelli ha spiegato un passaggio piuttosto importante della vicenda, visto il mal di pancia procurato ai vertici nazionali della Figc: «Voglio sottolineare che in quella circostanza non ho affatto pensato di sostituirmi all’arbitro o di mancare di rispetto ai regolamenti. Uscire dal campo, dopo aver fatto presente la situazione al direttore di gara, è stato un atto necessario, sia per far capire ai genitori che quel comportamento sugli spalti non andava bene, sia per far cessare i motivi di discussione».
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