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Pisa

Palla lunga e pedalare? No, palla alta per Arma

Palla lunga e pedalare? No, palla alta per Arma

Tutti i gol della nuova gestione tecnica sono arrivati su traversoni. E la punta “libera” gli altri

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PISA. Non tutti i palloni alti sono uguali. Se sono vietate o quasi da Francesco Cozza le fiondate in verticale, fortemente auspicati sono i cross dalle fasce, pane per i denti di Rachid Arma. Palla tenuta a terra per costruire e alzata per rifinire. Tutti e 4 i gol della nuova gestione sono scaturiti da traversoni, per metà scodellati con sfera in movimento e per la restante parte calibrati dalla bandierina del calcio d'angolo. Le palle inattive e soprattutto le fasce sono gli strumenti scelti dal Pisa per recuperare il tempo perduto. Cozza in conferenza stampa è stato chiaro: «Se la società riesce a portare due elementi sugli esterni, la squadra può lottare per andare in B».

Colpi di testa. I 4 gol di Pisa-L'Aquila sono stati realizzati con altrettante incornate. Le due contendenti hanno aperto e chiuso il punteggio su corner grazie a due difensori (il nerazzurro Rozzio e il rossoblu Pomante) e hanno sfruttato le corsie laterali per ispirare i due numeri 9 (Arma e Libertazzi). Gli allenamenti specifici di Cozza saranno dunque utili all'attacco e anche alla difesa, per preparare nuovi schemi e contemporaneamente trovarne le contromisure.

Tutto da sinistra. Da lì è partito il cross che ha valorizzato l'imperioso stacco di Arma, ma sullo stesso fianco il Pisa è stato preso di infilata dall'inizio della ripresa. Martella (insieme a Sabato e Favasuli) ha evidenziato nella stessa gara immense potenzialità e palesi margini di miglioramento.

Al contrario con il Barletta. Nel match contro i pugliesi, l'ultimo in cui Provedel ha mantenuto immacolata la propria porta, fu la fascia destra (e in particolare Pellegrini) a produrre il cross per Martella versione goleador (ma non di testa) e anche in quel caso una rete fu confezionata dall'inzuccata di un difensore (Goldaniga) imbeccato da uno schema su calcio d'angolo.

Vecchi vizi e antiche virtù. In realtà gioie e amarezze di Dino Pagliari erano maturate, come per il suo successore, da palla ferma o dai cross, che poi gradualmente erano usciti di scena, scalzati dalle verticalizzazioni direttamente su Arma. La vittoria sull'Ascoli, l'ultima del mister marchigiano, venne consegnata da un'incursione di Kosnic (primo difensore goleador fra i nerazzurri) e da un rigore di Favasuli, dopo un iniziale vantaggio dei marchigiani che sfondarono da sinistra lo schieramento pisano. Da un corner nacque il gol di Napoli nel match d'andata con la Nocerina.

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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