Sicurezza
Pisa, gioca sereno e la vittoria sarà tua
Parla Lino De Petrillo, ex capitano dei nerazzurri e due volte tecnico della Nocerina: «Grottesca la situazione dei campani»
PISA. Un ex capitano del Pisa per due volte è stato allenatore della Nocerina. Lino De Petrillo, nerazzurro negli anni Sessanta, ha guidato i molossi nel 1973-74 e nel 1984-85. Nessuno meglio di lui può presentarci il clima che attenderà il Pisa allo stadio San Francesco.
Mister, che ricordo conserva di quelle due esperienze?
«Il primo anno arrivammo terzi in serie C, dietro al Pescara, che vinse il campionato, e al Lecce. Ben diversa la seconda stagione, a causa di un episodio: stavamo vincendo 1-0 sul Palermo quando l’arbitro ci fischiò un rigore contro ed a quel punto 15mila tifosi si riversarono in campo. Il direttore di gara venne picchiato e il nostro stadio fu squalificato. Il presidente lasciò la squadra. Non sapevamo cosa fare e dove andare, finendo per retrocedere in C2».
Cosa ha pensato quando ha letto la notizia della partita-farsa tra Salernitana e Nocerina?
«So cosa è successo e mi sono trovato più volte in situazioni incredibili. Ricordo quella volta che un giornalista venne colpito da una bottiglia d’acqua e furono arrestate 80 persone. Servono gli attributi per allenare quelle squadre. So che ora a Nocera la situazione è grottesca, tra dirigenti indagati o arrestati. La società ha composto una squadra di ragazzi per tirare avanti, scegliendo un allenatore alla prima esperienza. Ho visto la gara d’andata con il Pisa: al di là dei 5 gol subiti, notai una Nocerina molto acerba rispetto ai nerazzurri, che dimostrarono di essere di ben altra levatura».
Cosa significa fare calcio in Campania?
«Ci sono palazzi che per metà sono a Pagani e per metà a Nocera, divise dalle pareti delle case. La rivalità è pazzesca, anche con la Salernitana e la Cavese».
Divisioni campanilistiche come tra Pisa e Livorno?
«Peggio. Sono tifoserie a contatto, che si sfottono continuamente. A Nocera in passato anche nei momenti peggiori andavano 7.000-8.000 persone allo stadio».
Che clima attende i nerazzurri?
«Ora non ci sono più di 500-1.000 tifosi a vedere le partite. La Nocerina si era ripresa con un paio di vittorie, ma gli ultimi fatti giudiziari hanno gettato il pubblico nello sconforto. A Nocera il calcio ha un’importanza sociale. Anche se sul campo non ci saranno retrocessioni, nessuno vuole arrivare ultimo dietro alle squadre rivali».
Il Pisa ha tutto da perdere: se lei fosse Cozza, cosa raccomanderebbe ai suoi ragazzi?
«Il Pisa, se arriva tranquillo in campo, vince la partita. Giocherà in uno stadio fantastico».
Cosa pensa della formazione nerazzurra?
«Pensavo potesse fare di più e sono un po’ deluso. Ora il Pisa può fare i playoff e deve piazzarsi nelle prime posizioni».
Come allenatore lei si rivede più nel calcio di Pagliari o in quello di Cozza?
«Due personaggi molto diversi. Cozza è più pacato rispetto a Pagliari, ma è presto per giudicare il lavoro del nuovo allenatore».
Confrontando la sua esperienza con quella di suo figlio Alessio, allenatore nella medesima categoria, come è cambiato il calcio di serie C dagli anni Settanta ad oggi?
«Sono cambiate le società: prima erano più serie. Ricordo che a Pisa, con persone come Donati, Quaglierini e Marcocci, bastava una stretta di mano. Ora i calciatori firmano contratti pluriennali, ma dopo un anno se ne vanno o le società falliscono. La federazione dovrebbe far pulizia di certi presidenti più che accanirsi contro la Nocerina».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
