La manifestazione
Birindelli «La Figc ha perso un’occasione»
PISA. «L'Italia non ha cultura sportiva. La Federcalcio ha perso un'occasione». Lo ha detto ieri Alessandro Birindelli all’Ansa, dopo che il giudice sportivo ha inflitto al Pisa la partita persa a...
PISA. «L'Italia non ha cultura sportiva. La Federcalcio ha perso un'occasione». Lo ha detto ieri Alessandro Birindelli all’Ansa, dopo che il giudice sportivo ha inflitto al Pisa la partita persa a tavolino e un punto di penalizzazione in classifica per il ritiro anticipato della squadra contro gli ospedalieri (campionato provinciale Esordienti).
«La nostra è una categoria dove si insegna soprattutto a stare in campo e i valori dello sport - prova a spiegare l’allenatore - e quindi della sconfitta a tavolino e del punto in meno in classifica non mi importa nulla. Però credo che la Figc abbia perso un'occasione: è inutile proclamare il fair play solo a parole».
Ma a Birindelli, con esperienze in panchina anche all'estero, è il calcio italiano a piacere sempre meno: «E' un problema di cultura sportiva che da noi non c'è. Non si programma nulla e infatti i settori giovanili italiani producono sempre meno talenti e si vuole tutto e subito così se i risultati non vengono paga solo l'allenatore e non i dirigenti che quell'allenatore hanno scelto senza però costruire una squadra all'altezza degli obiettivi prefissati».
Malanni che avevano contagiato anche il calcio di altri Paesi, che ora però, secondo Birindelli, hanno saputo recuperare il terreno perduto: «Penso alla Francia e alla Germania che dopo una fase di appannamento hanno saputo reinvestire in stadi, centri sportivi e giovani e ora vantano campionati più floridi economicamente e risultati di prestigio anche a livello internazionale. Noi siamo il Paese con la più alta concentrazione di agenti Fifa ma a livello internazionale le nostre squadre fanno grande fatica. Per non parlare di ciò che avviene nelle curve dei nostri stadi, dove anche i bambini, imparando dagli adulti, altro non sanno fare che insultare gli avversari».
E’ opportuno sottolineare, per amor di verità, che il giudice sportivo provinciale non avrebbe potuto fare altrimenti: è un organo della Figc che decide regolamenti alla mano. Ma dalla Federcalcio nazionale ci si attendeva un messaggio ben diverso.
Antonio Scuglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google