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Baldieri: un errore non tornare a Pisa

Baldieri: un errore non tornare a Pisa

L’ex attaccante nerazzurro ricorda i tempi del tridente con Berggreen e Kieft. Ora è titolare di un bar-gelateria a Lecce

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PISA. Uno spettatore speciale sarà seduto sugli spalti dello stadio Via del mare. Paolo Baldieri era il “Bimbo” del Pisa a metà degli anni Ottanta (in un trio da sogno con Berggreen e Kieft) e ha scelto Lecce come dimora per la maturità, dopo aver disputato proprio in Salento le ultime 4 stagioni calcistiche ad alti livelli.

Paolo, perché hai scelto Lecce e non il ritorno nella tua Roma?

«Sono tornato a Lecce 11 anni fa dopo 7 anni a Roma. Avevo alcune attività quaggiù e nel 2002 sono venuto con tutta la famiglia».

Hai appena aperto un bar...

«Un bar-gelateria nella piazza principale di Lecce. In precedenza facevo il costruttore. Adesso ho due figli grandi, uno di 26 anni e un altro di 23, oltre ad un terzo di 14. Praticamente mi sono sposato subito dopo aver lasciato Pisa. Tutti insieme abbiamo aperto questo locale, dopo aver imparato a Roma come si fa il gelato artigianale di una volta. Si dice che il nostro caffè sia il migliore di Lecce».

Hai lasciato completamente il calcio?

«Sì, poco prima dello scandalo Mazzini-Moggi. Ero stato per 7 anni in Federazione, prima nella scuola calcio, poi da vice dell’Under 16 e da collaboratore in Under 17 e Under 15. Quindi ho ricevuto la lettera di benservito. Mi trovavo bene a lavorare con i giovani».

Se dovessi raccontare ad una persona non pisana la tua esperienza nerazzurra, quali aggettivi useresti?

«Fantastica e fenomenale. Mi porto Pisa nel cuore e non me la scordo. Per me furono due stagioni stupende, prima con Simoni e poi con Guerini, anche se con quest’ultimo non ebbi un grande rapporto. Arrivai alla Nazionale e prima in Under 21. Purtroppo ci fecero retrocedere in favore dell’Udinese per salvare la Lazio. Io ero in calo di forma perché ero sempre in Nazionale e non potevo allenarmi. Vorrei tanto tornare indietro nella mia carriera».

Cosa non rifaresti?

«L’anno dopo nella Roma di Eriksson non giocavo mai. Romeo mi assicurò che mi avrebbe aiutato a trovare un’altra squadra, ma poi mi chiese di tornare a Pisa. Ero nel giro della Nazionale e il ct Vicini mi disse che se fossi sceso in B non avrebbe potuto convocarmi. Alla fine però, non giocando nella Roma, comunque non arrivai alla maglia azzurra. Sbagliai: avrei dovuto rinunciare a tutto e tornare in una città dove stavo bene ed ero amato».

A Lecce hai avuto la tua seconda chance e sei arrivato a partecipare ad una tournee nel Milan...

«Capello mi disse di non firmare per nessuna squadra perché mi avrebbe voluto con sé in rossonero, ma alla fine non se ne fece di nulla. Anche per colpa della pubalgia finii per giocare nel Civitavecchia, ritirandomi a 31-32 anni».

Il Lecce non si è rilanciato con la cura di mister Lerda?

«Ha buoni nomi. Secondo me mancano un centrocampista ed uno o due difensori. E la squadra ha un gioco un po' elementare».

Miccoli, dopo un’estate di infamanti accuse, come si è calato in Lega Pro nella sua città?

«Aveva un contratto già pronto per raggiungere Del Piero in Australia, ma ha scelto di venire nella sua città. E’ un po’ in sovrappeso e ha avuto un serio problema fisico, ma quando calcia sa dove mettere la palla».

Cosa ti aspetti da Lecce-Pisa?

«Che vinca il migliore».

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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