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Pagliari e Perrone, due destini quasi paralleli

Pagliari e Perrone, due destini quasi paralleli

Una filosofia di gioco simile e la simpatia suscitata nell’ambiente sono fra le loro caratteristiche

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PISA. Dino Pagliari contro Carlo Perrone. La sfida fra due allenatori che sembrano avere molti aspetti in comune.

«Lui è molto giovane» ha tagliato corto Pagliari, sviando le domande sui possibili incroci con il tecnico della Salernitana. In realtà il nerazzurro ha solo 3 primavere in più rispetto al collega granata e con lui ha condiviso un paio di stagioni in serie A (1978-80), il primo da giocatore affermato nella Fiorentina ed il secondo da debuttante nella Lazio.

Ma quale Carlo Perrone? Un nome che, oltre a preannunciare un temibile avversario, è un autentico rompicapo per gli sportivi. Coloro che nei favolosi anni 80 collezionavano le figurine Panini ricorderanno due Carlo Perrone, per di più entrambi classe 1960. Sveliamo l'arcano: il prossimo avversario del Pisa non è il centrocampista padovano che espugnò l'Arena da calciatore segnando una delle due reti dell'Atalanta nel 1990-91 in serie A, bensì è il difensore romano dell'Ascoli di Rozzi e Mazzone.

Tira e molla. Pagliari e Perrone hanno il curioso destino di lasciarsi e riprendersi con le società di appartenenza. Se il primo è tornato una volta a Pisa prendendo il posto di chi lo aveva sostituito (Alessandro Pane), il secondo ha fatto molto di più, vincendo due campionati di fila a Salerno, rimpiazzato in due estati consecutive (quest'anno si era dimesso) e richiamato puntualmente in autunno dal patron Lotito, che lo aveva voluto con sé nelle giovanili della Lazio, dopo l'esperienza al Pescina, promosso in C1 nel 2009.

Caccia all'errore. Nella preparazione delle gare i due allenatori parlano la solita lingua. "Tutte le squadre hanno punti deboli e noi dovremmo andare a giocare proprio lì", ama ripetere Pagliari nei prepartita. "Dobbiamo fare in modo che siano gli avversari a commettere errori", ha enunciato Perrone in conferenza stampa prima di vincere sul Frosinone. Il tecnico dei campani non disdegna di adattare il modulo ai rivali: è partito con il 4-3-1-2, ha opposto un 4-4-1-1 al 4-3-3 del Catanzaro (mantenendo l'imbattibilità esterna) e si è schierato a specchio contro il 4-4-2 del Frosinone. In Coppa contro l'Ischia ancora armi pari con un 4-3-3, convertito nel finale in 3-5-2. Perrone a fine gara ha spiegato: "Ho cercato di far correre meno i giocatori con la difesa a 3 e poi a 5". Una possibile mossa anti-Pisa?

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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