Il Tirreno

Pisa

Incocciati gioca la sfida da doppio ex

di Massimo Berutto
Incocciati gioca la sfida da doppio ex

Il ricordo dei presidenti Anconetani e Rozzi: «Personaggi molto ascoltati»

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PISA. Un vecchio idolo della Curva Nord ha concluso la carriera di bomber ad Ascoli. Beppe Incocciati, ora commentatore di Mediaset Premium, ma in attesa di una panchina, ondeggia tra presente e passato, nel segno di due grandi presidenti come Romeo Anconetani e Costantino Rozzi.

Beppe, scegliesti Ascoli per appendere le scarpette al chiodo: un ambiente ideale per te?

«Fa parte della mia storia come Pisa. Proprio con la maglia nerazzurra giocai la mia prima gara da avversario ad Ascoli e segnai il gol della vittoria».

E, tornato a giocare nelle Marche, segnasti nel giorno della morte di Rozzi...

«Un gol in un derby molto sentito con il Pescara. Corsi verso la panchina e lì appresi che era appena arrivata la notizia della morte di Costantino».

Rozzi e Anconetani vengono sempre associati nei ricordi del calcio anni Ottanta: ma erano davvero così simili?

«Sono accomunati da tante cose. Erano personaggi di spessore, molto ascoltati».

Sarebbero in imbarazzo o si esalterebbero nel calcio globale dei giorni nostri, tra giocatori pescati in ogni angolo del pianeta?

«Credo che la loro attenzione fosse orientata al prodotto nostrano. Ma Romeo, da grande talent scout, aveva l’occhio lungo anche riguardo agli stranieri».

A Pisa hai collezionato il tuo record personale di segnature (12) e sei stato forse l’ultimo idolo dei tifosi...

«Pisa ha rappresentato molto per me e per mia moglie. Ci siamo sentiti talmente in sintonia con la città da decidere di sposarci a San Piero a Grado. Nella mia ultima volta all'Arena, da avversario con l’Atletico Roma, ho ricevuto l’applauso di tutto il pubblico».

Pisa e Ascoli come arrivano allo scontro diretto?

«Entrambe le squadre devono rimettersi in sesto dopo una sconfitta. Prevedo una gara tesa sotto l’aspetto nervoso. Credo che i nerazzurri abbiano qualcosa in più. L’Ascoli ha buoni valori nei giovani, inesperti ma con potenzialità».

Con Giordano avete avuto carriere simili: entrambi avete giocato a Napoli, a Bologna, avete chiuso ad Ascoli e siete ex pisani...

«E abbiamo giocato assieme nell’Under 21, dove io mi affacciavo per la prima volta mentre lui era un fuoriquota».

Qualche episodio ti lega invece a Pagliari?

«Una gara di Coppa Italia. Guidavo la Cisco Roma, lui il Lanciano. Noi stavamo già vincendo quando gli abruzzesi rimasero in meno di sette per un’espulsione dietro l’altra (rosso anche al pisano Oshadogan, ndr). Avevano perso completamente la testa. Così l’arbitro, da regolamento, fu costretto a decretare anticipatamente la fine della partita. Non mi era mai capitato. Io e Pagliari avemmo un diverbio, ma poi ci chiarimmo. Un buon allenatore».

Sei di Fiuggi, a due passi da Frosinone: è la formazione ciociara la grande favorita del torneo?

«E’ una delle favorite, avendo una delle squadre più attrezzate della categoria. Credo che possa e debba fare di più rispetto ad ora. Il Frosinone sta ripetendo lo scorso campionato, che lo aveva visto nelle prime posizioni, ma spero che stavolta non perda terreno nel finale».

Quali sono le altre favorite?

«Le altre stanno facendo fatica. Mi riferisco a Salernitana, Perugia, Lecce, Grosseto, che però ritengo possa stare solo nel giro dei playoff. Anche il Benevento ha grandi potenzialità che non riesce ad esprimere. Per adesso dico Frosinone, perché il Pontedera, pur essendo in testa, prendendo 5 gol in Ciociaria ha dimostrato di poter cadere. Pisa e Ascoli possono stare nella griglia playoff, non credo ambire al primo posto».

Una curiosità: Maradona era con te a Napoli nel 1990-91. Perché si presentò all’Arena con la maglia numero 9? Una consegna anticipata della 10 a Zola in previsione dello stop?

«In quel periodo Diego era molto estroverso e lontano da quel tipo di pensieri. I bambini ogni tanto cambiano giocattolo. Noi compagni non facemmo caso al numero, che effettivamente per Maradona era molto curioso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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