Italia
Un super avvio costruito soprattutto in trasferta
Dalle statistiche emerge che il cambio di marcia per il Pisa è avvenuto lontano dall’Arena. L’apporto decisivo degli esterni offensivi di Pagliari
PISA. Cambio di marcia per il Pisa di Dino Pagliari fuori dalle mura amiche. In trasferta nel nuovo corso del tecnico marchigiano è stato raccolto un equivalente di 17 punti su 7 incontri (5 vittorie e 2 pareggi), considerando anche i playoff e l’1-1 registrato al 90’ della finale di Latina. Lontano dall’Arena l’ex viola ha già superato il bottino complessivo messo insieme nella precedente esperienza a Pisa, quando in 17 incontri (molto più del doppio) totalizzò 15 punti, frutto di 2 soli successi (a Cava dei Tirreni, al primo esordio di Pagliari, e a Foligno, nel campionato seguente), 9 pareggi e 6 sconfitte. Pisa a punteggio pieno nei primi 2 viaggi 2013-14 come negli ultimi 3 della stagione regolare 2012-13. Eguagliata dunque, a cavallo tra le due annate, la striscia di 5 successi corsari di fila totalizzata da Ventura all'inizio del campionato di B 2007-08.
Tornando a considerare anche i playoff, dal ritorno di Dino Pagliari, su una torta di 31 punti virtuali (9 vittorie e 4 pareggi) conquistati in 13 partite, la fetta più grande è stata consumata in trasferta (17 contro 14). Chiaramente ad incidere è anche il fatto che, in questo scorcio compreso tra due campionati, il Pisa ha giocato una gara esterna in più rispetto a quelle interne. Una vittoria sulla Nocerina pareggerebbe i conti, ma comunque non farebbe prevalere il peso del fattore campo.
Ma cos’ha in comune Ventura con il Pagliari degli ultimi mesi? La scelta di osare sulle fasce laterali. Il Pisa non interpreta precisamente un 4-2-4 (forse neppure Ventura lo praticava, visto l’aiuto di d'Anna al centrocampo), ma nel 4-4-2 ora, come quarto di centrocampo, rischia l'utilizzo di un attaccante come Napoli (non esente però, a differenza di come era Cerci, dalla fase difensiva) e punge anche a sinistra con Martella. L’adozione di esterni offensivi si mostra particolarmente premiante in trasferta, con ripartenze più efficaci grazie a giocatori portati a ribaltare immediatamente l’azione ed a mettere in difficoltà le difese avversarie spesso in 4 contro 4. Anche Toma, che ha legato il suo nome ad un ortodosso 4-2-4, ottenne i primi successi nerazzurri lontano dall’Arena (sui campi di Grosseto, Perugia e Manfredonia) prima di smarrire tutte le sue certezze e di sorreggersi esclusivamente sulle gare interne.
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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