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Cagnale è sicuro: finirà con un pareggio

Cagnale è sicuro: finirà con un pareggio

L’ex difensore (ora vice allenatore in serie D) ha trascorso quasi tutta la sua carriera di calciatore tra Pisa e L’Aquila

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PISA. A L’Aquila è cresciuto, a Pisa si è consacrato. Alessandro Cagnale non può che collocarsi esattamente a metà tra le contendenti. Con la compagine abruzzese è approdato tra i professionisti a 24 anni, poi ha sfiorato la serie B con quella nerazzurra (nella finale di Bergamo) a 29 anni, quando, secondo discutibili regolamenti, si dovrebbe essere già vecchi. Adesso l’ex stopper ritenta la scalata da vice allenatore del Torrecuso, compagine campana di serie D.

Alessandro, a L’Aquila hai macinato categorie fino alla C1...

«Arrivai in serie D. Vincemmo subito il campionato e presto un altro. Per me furono importanti anni di crescita prima di approdare a Pisa, dove giunsi dopo la parentesi di Catania. Da voi ho vissuto i miei anni migliori, grazie all’esperienza che avevo fatto all’Aquila».

Che piazza è quella abruzzese?

«Ricordo un ambiente molto tranquillo, dove si poteva lavorare bene. I risultati arrivarono proprio per questi motivi. Una piazza di gente calorosa, non ai livelli di Pisa, ma abbastanza da far sentire il proprio sostegno alla squadra. Un posto dove si sta bene, a parte il freddo. Purtroppo ancora la città è in via di ricostruzione dopo il terremoto. Sono stato a vedere la finale di ritorno con il Teramo e sono stato piacevolmente sorpreso dall’entusiasmo che ho ritrovato. Merito dei giocatori e dello staff tecnico».

Che squadra è L’Aquila?

«E’ stata costruita per fare un buon campionato e potrebbe essere la sorpresa. Crede nei playoff, come mi raccontano i tanti amici che ho là. Più o meno l’ossatura è la stessa della scorsa stagione, più alcuni buoni acquisti. Sarà una gara dura per il Pisa. Prevedo un pareggio».

Il Pisa è ripartito di slancio dopo un’altra finale persa...

«E’ sempre più dura lavorare a Pisa, perché la squadra, con il pubblico che la spinge, non può accontentarsi di una stagione di transizione. Io sono rimasto legato alla mentalità dei pisani: la tifoseria, anche quando ci contestava, aveva una linea di comportamento che ci meravigliava. Ricordo i tanti confronti e i discorsi che non facevano una piega».

Ti evitiamo la banale domanda sulla squadra per cui farai il tifo...

«Non tiferò per nessuno. Sono stato per 5 stagioni a L’Aquila e per 4 a Pisa. Praticamente la mia carriera è tutta qui. All’Aquila ho vinto, purtroppo a Pisa no. La finale di Bergamo avrebbe cambiato le sorti della mia carriera, ma sono abituato ad accettare il responso del campo. Invidio i miei colleghi che hanno vinto con il Monza. Da fuori ho visto l’entusiasmo che avrei potuto vivere anch’io».

Ai tempi della maglia nerazzurra eri un centrale di esperienza, mentre ora il Pisa si affida a stopper giovanissimi: a quale età ti sei sentito un difensore maturo?

«In C sono arrivato a 24 anni. A L’Aquila ho fatto esperienza, ma neppure a Pisa mi sentivo il leader del reparto. Per me sono stati importanti gli insegnamenti di Simonelli e l’affiatamento con Bettini. Io e Riccardo eravamo una persona sola in due, sia dentro che fuori dal campo».

Come procedono i primi passi da allenatore?

«Sono nello staff di un tecnico molto esperto (Pasquale Santosuosso, ndr), che ha vinto una decina di campionati in serie D. Il mio sogno è di ripercorrere le piazze dove ho lasciato buoni ricordi. Almeno da avversario, per ricevere il saluto del pubblico».

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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