Finanza
Benedetti non riesce proprio a scegliere
L’ex allenatore nerazzurro e bandiera del Perugia: «Che vinca il migliore, ma il Pisa è una squadra abituata ai playoff»
PISA. «Pisa è una città che ho amato. Allenarla in C è come allenare il Cesena in A: tre televisioni, 300 persone all’allenamento. Se le cose non vanno bene si sente nell’aria, a volte i tifosi sono minacciosi. Indimenticabile è il loro coinvolgimento per la squadra». Una dichiarazione d’amore esternata qualche anno fa da Corrado Benedetti, non per gentilezza a un giornalista pisano, ma al collega romagnolo Filippo Fabbri. Una versione confermata in pieno dall’ex tecnico nerazzurro, l’ultimo prima di Dino Pagliari a realizzare sei successi consecutivi a Pisa. Un doppio ex, che ha legato al Perugia una buona fetta della sua carriera di calciatore (dal 1983 al 1986).
Mister, cosa ricorda dei suoi 6 successi nel 2002?
«Una bella impresa. Quando subentrai, il Pisa era ultimo. Dopo 10 partite avevamo 4 punti. Ci riportammo in una buona posizione e ricreammo un grande entusiasmo in città. Vincemmo anche nella mia Cesena ed a Ferrara».
Perdeste però a Trieste uno scontro che avrebbe potuto proiettarvi fino al quinto posto…
«Il signor Tagliavento ce ne fece di cotte e di crude. Il presidente della Triestina venne negli spogliatoi a farci i complimenti. Rincontrammo Tagliavento nel derby di Coppa Italia vinto a Firenze. A fine gara mi chiese se aveva arbitrato bene, visto che a Trieste avevo contestato il suo operato. Gli risposi che sarebbe stato meglio se avesse diretto bene due mesi prima».
Nelle interviste ricorda con affetto la città di Pisa…
«Sono molto affezionato a Pisa, ai tifosi e alla città. Mi trovai molto bene e con la signora Gentili ebbi un grande rapporto. Fui portato in trionfo dai tifosi quando ottenemmo la salvezza pareggiando con il Lecco di Donadoni».
Lei e Pagliari un po’ vi somigliate: entrambi avete legato i vostri successi più belli alla Romagna, lei a Cesena, lui a Ravenna…
«Ci conosciamo. Ci siamo incontrati da avversari. Pagliari è un allenatore che conosce bene la categoria, ottimo soprattutto per i playoff. Sta svolgendo un buon lavoro. Adesso però c’è lo scontro con il Perugia. Cosa posso dire? Vinca il migliore».
Lei è stato capitano del Grifo umbro…
«Sono stato a Perugia per 3 anni. Si sfidano due città a cui voglio molto bene, perciò preferisco non dire nulla».
Lei era in campo in uno storico Pisa-Perugia 4-1 del 1985…
«Noi del Perugia eravamo imbattuti. La gara era bloccata sull’1-1 fino a quando Brunetti commise una sciocchezza su Berggreen facendosi espellere».
Per il Pisa partire dal quinto posto è solo uno svantaggio?
«Il Pisa è abituato a fare i playoff. Li ha persi e li ha vinti. Sempre meglio che fare i playout».
Dopo aver salvato la Pistoiese nel 2008, lei dichiarò di voler smettere con la panchina e invece ripartirà dal settore giovanile del Cesena…
«Sono contento di poter finire la carriera dove l’ho iniziata. A Pistoia stavamo costruendo una buona squadra con pochi soldi. Ero già d’accordo con il Cesena per l’acquisto di Giaccherini, che ora gioca nella Juventus. Poi arrivò il direttore Silvano Bini. Dopo 4 giorni di viaggio Cesena-Pistoia e ritorno per interminabili riunioni, andai alla posta e spedii le raccomandate con le mie dimissioni».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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