Sicurezza
Avellino-Pisa, l’amarcord del grande Davide Lucarelli
«In Irpinia feci il mio esordio in A, con Anconetani diventai un giocatore vero» Da allenatore dopo l’esperienza di Empoli, ora lavora con Pioli al Bologna
PISA. Fra Avellino e Pisa i primi passi di Davide Lucarelli nel grande calcio di serie A. L’ex terzino sinistro proveniva dall’Irpinia quando scelse Pisa nell’autunno 1986, forse senza neppure immaginare di poter diventare una bandiera, sventolata per 7 stagioni (3 in A, 2 in B, una, di ritorno, in D e l’ultima in C2) con la stessa casacca indossata ora dal figlio Massimo. Adesso Lucarelli senior è collaboratore tecnico di Stefano Pioli a Bologna.
Davide, in Emilia avete varcato il traguardo di una tranquilla salvezza…
«La stagione è andata bene, tranne le ultime due partite. Obiettivo raggiunto. E pensare che dopo 12 gare avevamo solo 8 punti. In estate avevamo cambiato 7-8 giocatori: non era facile ripetere una stagione come la precedente».
A Bologna si sono rivitalizzanti grandissimi attaccanti: Baggio, Signori e ora Gilardino. Un caso?
«Bologna è un ambiente dove i giocatori stanno bene. La società lascia lavorare in tranquillità. La tifoseria è esigente ma intelligente. I calciatori scendono così in campo con la mente libera».
Tu sbocciasti ad Avellino, dove il Pisa chiude oggi la regular season…
«Fu la mia prima esperienza in serie A per due campionati e lontano dalla famiglia. Ad Avellino mi sono sentito calciatore per la prima volta, mentre a Pisa sono diventato un giocatore vero insieme al presidente Anconetani. Ma anche le 40 presenze in A ad Avellino furono importanti, in una piazza difficile che, almeno allora, viveva solo di calcio».
Nel Pisa la promozione in A a Cremona e l’anno dopo vi salvaste proprio ai danni dei lupi campani…
«Retrocessero insieme all’Empoli. Eravamo una bella squadra, con giocatori come Dunga, Piovanelli, Faccenda e Cuoghi.
Il tuo calcio è più vicino a quello di Pagliari o al gioco che Pane proponeva?
«Secondo me un allenatore bravo sfrutta al massimo le caratteristiche dei giocatori a sua disposizione. Pagliari ha questa grande dote. Io nelle mie esperienze in panchina ho cercato di fare altrettanto».
Del Pisa di oggi conosci bene Buscè e Sabato, che hai allenato quando eri ad Empoli…
«Due ragazzi d’oro. Antonio in campo dà l’anima. A 37 anni è ancora a correre sulla fascia. Quando c’è attaccamento al lavoro non conta la carta d’identità».
Un flash sulle avversarie del Pisa ai playoff?
«Io, se potessi, eviterei la Nocerina. La prima sfida dovrebbe essere Pisa-Perugia: una bella partita che attirerà molti addetti ai lavori e tifosi».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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