Il dolore
Niccolini: spogliatoi poco democratici
L’ex capitano del Pisa, candidato al consiglio comunale nella lista di Sel, parla del rapporto tra calcio e politica
PISA. Dal calcio alla politica. Dai compagni di squadra a quelli di Sinistra Ecologia Libertà. La candidatura di Emiliano Niccolini al prossimo consiglio comunale sotto le insegne del partito di Nichi Vendola ha sorpreso chi era abituato a sentire l’ex capitano del Pisa intervenire solo per commentare un rigore o un fuorigioco, una vittoria o una sconfitta. Il difensore (ancora in attività nel Sextum Bientina in Promozione) si immerge volentieri in un’intervista “senza rete” a 360 gradi.
Niccolini, “spogliatoio” e “spirito di squadra” sono concetti applicabili anche alla politica?
«Secondo me sì, spero soprattutto nel mio partito. Sicuramente un giocatore ha meno cose a cui pensare rispetto ad un politico».
Lo spogliatoio, simbolo di coesione all’interno di una squadra, è un ambiente democratico o fortemente gerarchico?
«Non è molto democratico: le decisioni vengono prese dai giocatori più esperti e di personalità, mentre i giovani non vengono neppure interpellati. In politica è diverso».
Quanto si parla di politica in ambienti calcistici?
«Capita in certi momenti. Il calcio è un mondo privilegiato sotto alcuni punti di vista e tanti che lo frequentano tendono a tralasciare i problemi che riguardano la maggioranza delle altre persone».
Però soprattutto in Lega Pro è finito il periodo delle vacche grasse: molti ingaggi al minimo di stipendio o non percepiti…
«Anch’io non ho guadagnato stipendi che mi abbiano cambiato la vita, infatti ora svolgo un lavoro normale di operaio. Comunque, almeno ai miei tempi, un giocatore non viveva la realtà di chi fa fatica ad arrivare a fine mese».
Come mai nel calcio minore non c’è uno spirito di classe contro i molti presidenti insolventi?
«Ci sono tanti direttori sportivi che riescono a farti credere l’impossibile ed accettare qualunque destinazione, nella convinzione di ottenere facili guadagni».
I grandi eventi del mondo riescono a fare irruzione anche nel chiuso del ritiro prima di una partita?
«Sicuramente. Ricordo il dramma dell’11 settembre. Il pensiero di essere vulnerabili incuteva timore in tutti noi. Se ne parlava anche nello spogliatoio. Le guerre toccano qualsiasi persona e diventano argomento di discussione».
Hai conosciuto più calciatori di sinistra o di destra?
«Di destra. Purtroppo l’ambiente porta in questa direzione. Inoltre ho conosciuto molti calciatori provenienti da altre regioni dove la sinistra non è radicata come in Toscana. Io sono cresciuto con certi valori. La scelta che ho compiuto è quella che mi rispecchia di più».
Berlusconi nel calcio, come nel mondo dello spettacolo, continua ad esercitare grande fascino perché brilla dei suoi successi da imprenditore?
«In parte è così. Basti pensare al guadagno in termini elettorali che è stato collegato all’acquisto di Balotelli. Chi sceglie con queste motivazioni poi ha quello che si merita».
Nella tua vita di calciatore hai mai assistito ad episodi di omofobia?
«Non mi è mai capitato. L’ambiente calcistico è un po’ maschilista, perciò laddove ci siano omosessuali in squadra probabilmente non si rivelano. Non ho mai avuto compagni che si siano dichiarati gay».
Sei stato collega di Dayo Oshadogan, nero e italiano come Balotelli. Hai mai assistito a fenomeni di razzismo allo stadio?
«Il razzismo è uno dei fenomeni più penosi che ci possano essere. Sono stato compagno di squadra anche del nigeriano Kalu. Non mi ricordo di aver mai trovato ambienti particolarmente ostili. Semmai si sono verificati episodi spiacevoli tra calciatori nell’agonismo di una gara. Parole offensive in campo, non dagli spalti».
Al posto dei giocatori del Milan avresti abbandonato il campo di Busto Arsizio in segno di solidarietà nei confronti di Boateng?
«Sicuramente. È stato il segnale più forte che si potesse dare ed è stato giusto».
Cosa pensi della Fidelity card (ex Tessera del tifoso) che limita il libero ingresso negli stadi?
«Non mi piace. Non credo che togliere ad una famiglia la libertà di andare allo stadio sia il modo per aiutare lo sport. Altri Paesi insegnano che si può combattere la violenza anche in altre maniere».
Come valuti le polemiche scatenate nella squadra inglese del Sunderland dall’assunzione del “fascista” Di Canio, sfociate nelle dimissioni di un dirigente ex politico laburista?
«Credo che Di Canio abbia esagerato con qualche manifestazione, ma penso che svolga la professione di allenatore nel migliore dei modi e che debba essere valutato sul campo. Potrei dire diversamente, visto che Di Canio è della parte politica avversa alla mia. Le sue idee secondo me sono sbagliate, ma può svolgere bene il suo lavoro».
Chiudiamo con una domanda sul Pisa: credi nella riscossa attraverso i playoff?
«Credo molto nelle programmazioni serie e nella buona organizzazione. Non ci si può più permettere di fare follie. Vedo alcune squadre più attrezzate rispetto al Pisa, ma io in carriera ho affrontato per due volte i playoff da favorito e ho sempre perso. Dunque ci sono le possibilità di far bene».
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