Finanza
Terne arbitrali omogenee, per favore
La mancanza di feeling arbitro-guardalinee poteva costare cara
PISA. Ma perché in serie C non fanno le terne arbitrali di “compaesani”, cioè composte da arbitri e guardalinee provenienti dalla stessa Sezione, magari della stessa regione della squadra ospitante?
Ci sono almeno due buoni motivi per pensarci. Uno è economico-logistico, visto che le finanze della Lega Pro non sono ricchissime e dividere o quantomeno ottimizzare le spese di viaggio non sarebbe male.
E l’altro è tecnico: se si conoscono, si aiutano meglio a vicenda. Cosa significhi questo - anzi, la mancanza di questo - lo abbiamo visto domenica a Prato. Arbitro Fabio Maresca di Napoli; guardalinee Francesco Di Salvo di Barletta e Lucia Abruzzese di Foggia.
4’ della ripresa: pallone innocuo in area del Pisa, Colombini stoppa (petto-spalla) a pochi passi dal signor Di Salvo, ma l’arbitro ravvisa un fallo di mani e decreta il penalty. Colombini si dispera e dice al guardalinee: non è mani! Di Salvo gli dà ragione, Colombini va dall’arbitro e lo prega: respira un attimo, chiedi al guardalinee se è fallo o no. Maresca: no, non glielo chiedo. E’ rigore.
Questo avviene nella palese buona fede di tutti. Ma in quel momento, l’1-1 del Prato poteva significare una mazzata per l’intera stagione del Pisa.
La domanda è: se il guardalinee Di Salvo fosse stato uno che il signor Maresca conosceva bene (lavorando di solito con lui) anziché uno sconosciuto pugliese, l’avrebbe consultato o no? (a.sc.)
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