La manifestazione
Fascetti: il Pisa si ricorderà della Coppa
Ex calciatore sia dei nerazzurri che del Viareggio, l’allenatore presenta il derby ed esclude il ripetersi di quella beffa
PISA. Da calciatore ha iniziato a Pisa e ha concluso nella sua Viareggio. Eugenio Fascetti è uno degli uomini-derby per eccellenza, ma soprattutto un allenatore che con grande pragmatismo ha strappato cinque promozioni in A (con Lecce, Lazio, Torino, Verona e Bari) e una in B (al timone del Varese).
Mister, come vede Pisa-Viareggio?
«Gara importante per tutte e due le squadre. Il Pisa vuole continuare la corsa ai playoff, il Viareggio cercherà di salvarsi senza andare ai playout».
Da calciatore lei è partito proprio dal Pisa…
«Ho bei ricordi di Pisa. Tra l’altro i miei genitori sono originari di Migliarino. Scelsi di cominciare nel Pisa e non nel Viareggio per una questione di colori sociali: volevo giocare con la maglia nerazzurra, non con quella bianconera, perché ero un interista sfegatato».
Era il 1954 e lei aveva 16 anni: rimase sotto la Torre Pendente in due stagioni difficili…
«Eravamo in Quarta Serie. Ricordo problemi con gli stipendi, ma non mi riguardavano: io non prendevo una lira».
Un grave incidente stradale mise fuori gioco i giocatori più forti, avviando la squadra verso la retrocessione…
«Eravamo di ritorno da Fabriano e, superato San Giuliano Terme, prendemmo in pieno un platano. Taccola (Limberto, ndr) fu costretto a smettere di giocare. Andai io a telefonare per chiedere soccorso. Non ci fu un’auto che si fermò. Arrivai a casa di mio zio a piedi. Non mi ero fatto nulla, neppure un graffio».
Ci furono almeno i presupposti per un ritorno a Pisa da allenatore ai tempi di Anconetani?
«Con Romeo ne parlammo. C’era un bel rapporto tra noi, ma è stato meglio non iniziare: non avrei durato più di due-tre partite a causa dei nostri caratteri. Sottolineo che Anconetani era una persona competente come pochi nel calcio».
Torniamo a Pisa-Viareggio: conosce i suoi colleghi Pagliari e Cuoghi?
«Cuoghi soprattutto come ottimo centrocampista. Tra i Pagliari conosco meglio il fratello Giovanni».
Come giudica il calcio italiano di oggi, dove molte squadre difendono a 5?
«Secondo me rispetto a questo calcio il catenaccio era un modulo offensivo. Adesso si corre tutti dietro alla palla».
Si sente la mancanza della sua generazione di allenatori, con lei, Ulivieri, Sonetti e Mazzone: allenatori che affrontavano con franchezza le domande del dopo partita…
«Ora basta che scappi una parola fuori posto perché si scateni una polemica. Basta vedere cosa è accaduto a Beckenbauer con Buffon».
Immancabile una domanda su Cassano, che lei lanciò a Bari: è al capolinea nell’Inter o sarà in prima linea nella squadra della rinascita?
«Se quest’anno non ci fosse stato Cassano, l’Inter avrebbe avuto ancora meno punti. O lo prendi com’è o non lo prendi. È fatto così, non lo fa apposta. È un ragazzo buono. Di fronte a certe reazioni l’allenatore deve far finta di non aver sentito e chiarire dopo a quattr’occhi».
A proposito di pazzie e tornando a Pisa-Viareggio, è fresco il ricordo dello 0-3 subìto dai nerazzurri in Coppa…
«È il bello del calcio. Forse il Pisa scese in campo con la convinzione di essere già qualificato e si svegliò troppo tardi. La partita deve essere preparata bene durante la settimana. Questa gara sarà più dura per il Viareggio perché stavolta i nerazzurri non si faranno sorprendere».
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