Attenzione
Klaus Berggreen un campione da 270 milioni
Questa la cifra che venne pagata (in lire) per acquistarlo dal Lyngby e portarlo a Pisa
PISA. Klaus Berggreen è tornato ed ha riabbracciato i suoi tifosi ed i vecchi amici che attendevano il suo arrivo al centro Maccarone di via Battisti. E’ stata l’Associazione Cento ad organizzare l’evento “Bentornato Berggreen”. Una bella festa, piena di ricordi e tanti aneddoti. L’attesa del campione danese, arrivato a Pisa nell’estate del 1982 dal Lyngby per 270 milioni di lire, si è consumata dando uno sguardo ai tanti fermo immagine più belli che hanno fatto rivivere agli appassionati i tempi di Romeo, i tempi della serie A, rigorosamente in bianco e nero. Ungrande applauso per Klaus al suo ingresso nella sala. Ad aprire le danze il padrone di casa, il presidente della Provincia Andrea Pieroni: «Voglio ringraziare l’Associazione Cento che ha dato l’opportunità di avere Klaus, che è stato un esempio di forza e correttezza. Inoltre posso dire che ha giocato nelle mie squadre preferite: Pisa e Torino. Noto che in sala abbiamo anche lo striscione di Casciana Terme, a testimonianza del fatto che anche la provincia è molto vicina alla squadra di calcio». La parola al sindaco Marco Filippeschi, che vuol sottolineare il rapporto tra la città e che questo grande campione nonostante siano passati molti anni: «Queste cerimonie vogliono dire molto. La nostra città, in simbiosi con la squadra di calcio, ha grandi obiettivi per il futuro di tornare nel calcio che conta».
«Sono commosso dall’accoglienza che Pisa mi ha riservato - ha esordito Berggreen - se non fossi arrivato qui non sarei diventato così famoso. Per esempio, se avessi iniziato da Roma, non avrei avuto lo stesso successo». Il campione danese, tirato ed in forma, spiega il perché di tutto questo: «Il lunedì mi diverto a giocare ancora. Ho una squadra over 40, con me ci sono l’altro ex nerazzurro Erik Larsen ed i fratelli Laudrup». Il campione danese non dimentica il suo arrivo a Pisa: «Arrivai qui vestito alla danese. Avevo i pantaloni strappati, la maglietta un po’ particolare. Romeo mi rivestì da capo a piedi». Gli aneddoti si sprecano. Il racconto di Klaus si sposta sui ritiri a Montecatini: «Romeo si travestiva da Babbo Natale. Ci comprava di tutto, ci faceva i regali, ma poi li toglieva dai premi». Romeo era molto superstizioso: «Un giorno a Pescia si ruppe un bicchiere mentre stavamo mangiando, la partita dopo vincemmo e Romeo ogni settimana voleva che si spaccasse un bicchiere a tavola prima della partita. Questa cosa durò 2-3 mesi, poi finì perché iniziammo a perdere».
Il campione danese parla anche della dimestichezza di Romeo nel firmare i contratti: «Anconetani era molto bravo e molto furbo nello stipulare i contratti. Tutti si preparavano che cosa dire al presidente quando dovevano avere un contratto o rinnovare, ma ti spiazzava sempre e poi alla fine si faceva come voleva lui». Alla scadenza del secondo anno a Pisa Berggreen aveva deciso che se Romeo non gli avesse rinnovato il contratto lui sarebbe tornato in Danimarca all’Università: «Nessuno all’epoca ci credeva, ma lo avrei fatto. Si arrivò all’ultimo giorno. Romeo venne in Danimarca con l’aereo privato e mi disse: Firma giovanotto». Berggreen si occupa di industria tessile e viene spesso in Italia per lavoro. La sua azienda si chiama Piro, «in onore del Pisa e della Roma perché sono le due squadre che mi sono rimaste nel cuore». Nell’estate del 1986 passa alla Roma per 4 miliardi di lire: «Avevo un accordo verbale con Eriksson, ma Romeo mi aveva già venduto al Napoli per 2,5 miliardi. Andai nel suo ufficio e gli dissi che sarei andato alla Roma. Prima si arrabbiò, poi quando seppe che ci aveva guadagnato più del doppio mi abbracciò e mi baciò».
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