La manifestazione
Renzo Ulivieri: Baggio è nella mia squadra ideale
L’allenatore di San Miniato a ruota libera nell’incontro organizzato dal Panathlon Club cittadino
PISA. Conviviale molto interessante quella che si è svolta all’Hotel Duomo organizzata dal Panathlon Club cittadino: ospite d’onore Renzo Ulivieri. Tanti gli aneddoti legati alla sua carriera, molto simpatico quello sul rimbrotto ricevuto dalla madre per aver tolto dal campo Baggio durante una partita del Bologna. Ulivieri ha “snocciolato” anche la sua formazione ideale di tutti i tempi. «Per me - ha dichiarato - il top 11 dovrebbe schierarsi con un 4-3-1-2 e giocare con Buffon; Dialma Santos, Beckenbauer, Maldini, Nilton Santos; Ferrari, Didì, Puskas; Pelè; Baggio, Piola». Continuando a parlare di calcio ha aggiunto: «A questo sport ho dato molto, ma ho anche ricevuto tantissimo. Da calciatore ero un po’ scarso, ma da tecnico mi sembra di essermela cavata meglio. Il mondo del calcio è cambiato molto in questi anni andando di pari passo con la società. Da un certo punto di vista provo un senso di malinconia».
Da candidato in politica per Sel, Ulivieri commenta l’elezione in Parlamento di Valentina Vezzali e Josefa Idem: «Non è una cosa importante per lo sport, bensì per la politica visto che arriva qualcosa anche da un altro aspetto della società». Continuando la chiacchierata, Ulivieri parla anche dell’elezione di Papa Francesco: «Prima di dare un giudizio dovremo aspettare un po’. Onestamente, ho fatto il tifo perché venisse eletto un sudamericano. Ciò si è avverato, adesso bisognerà vedere perché biosogna fare azioni. Papa Francesco ha detto da che parte vuole stare. Vedremo come ci starà». Infine il tecnico di San Miniato racconta la famosa “Notte di San Lorenzo” dalla quale i fratelli Taviani hanno realizzato un meraviglioso film: «E’ tratto da un episodio vero. Ricordo quello che mi hanno raccontato i miei genitori. Personalmente ricordo solo fumo e grida. Quando pensi a questo ti tornano alla mente i racconti che ti facevano le persone più grandi. Prima si raccontava e si ascoltava di più. Il messaggio che ha lasciato quell’esperienza è la speranza che non capiti più una cosa del genere. Purtroppo ancora oggi viviamo in un mondo fatto di tante violenze, perché chi è povero subisce violenza come chi non ha la possibilità di avere una cultura o assistenza. Dove non c’è uguaglianza, in pratica, c’è violenza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
