Italia
Difesa a tre o a quattro il dilemma si trascina
Curiosa l’alternanza tra Pane e Pagliari: squadra costruita l’anno scorso per il 4-4-2 del secondo e adattata al 3-5-2 del primo. Ora tutto il contrario
PISA. Difesa a tre o a quattro? L’eterno dilemma del Pisa negli ultimi anni. Ma con una netta prevalenza: 11 stagioni e spiccioli di difesa a 4 nelle ultime 15 annate. Assoluto equilibrio invece nei 4 campionati di vita dell’Ac Pisa 1909: ormai ogni anno la rosa è concepita per uno schema e riconvertita nel modulo opposto. Emblematica l’alternanza Pane-Pagliari: la squadra assemblata per il 4-4-2 di Pagliari lo scorso anno venne riplasmata nel 3-5-2 di Pane ed ora l’organico scelto per il tecnico di Tripoli è stato immediatamente piegato al 4-4-2 del mister macaratese. Anche il primo Pagliari nel 2011-12 ricevette nelle proprie mani il gruppo che era stato scelto per un altro paladino della difesa a tre (Stefano Cuoghi) e la stessa compagine aveva già cambiato pelle con Semplici, fautore del 4-3-1-2. A sua volta Cuoghi prese il posto di Indiani, che a Pisa aveva sempre praticato il 4-4-2, salvo sposare la retroguardia a tre nella partita d’addio (a Carpi) quasi come se inconsapevolmente preparasse il terreno all’avvento del collega.
Risorse inaspettate. Non sempre però le ciambelle estive riescono con il buco. Il Pisa costruito per Pagliari nei mesi caldi del 2011 aveva poche ali di ruolo e in compenso due forti fluidificanti (Benvenga e Benedetti) che trovarono maggiore libertà d’azione nel 3-5-2 di Pane, un po’ come capitò nel 2009-10 a Laezza e Talignani, valorizzati più da Cuoghi da esterni a tutto campo rispetto al ruolo di semplici terzini che Indiani riservava loro. Al contrario nel Pisa attuale non mancano le ali per un 4-4-2: Buscè, Rizzo ed eventualmente Gatto sulla destra, Pedrelli, Benedetti e Favasuli sulla sinistra. Semmai si nota l’assenza di un terzino destro (Lucarelli a parte), con la necessità di dover adattare Suagher.
Da D’Arrigo a Ventura. Tra tanto integralismo qualche caso di ecletticità tattica. Il sacchiano D’Arrigo nel suo secondo anno a Pisa (1999-2000) propose per un periodo la difesa a 5, con Moro e Serra sulle corsie. Infruttuosi invece i tentativi di Cabrini nell’estate 2004 e di Mariani, che si presentò a Napoli nel 2005-06 con il mediano Andrisani improvvisato libero, andando incontro ad una doppietta di Calaiò nel primo quarto d’ora. Al contrario Braglia, che amava il 3, tentò il 4-4-2 per schierare insieme le due punte centrali Baggio e Biancone, ma tornò in fretta al 3-4-3. Assoluta fedeltà alla difesa a 4 per Simonelli e Ventura, persino di fronte ad una sola punta avversaria.
Massimo Berutto
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