Soccer School piedi come mani nel tocco di palla
Lezioni di educazione motoria agli allenatori da parte del professor Simone Casarosa
PISA. Massimo De Paoli, direttore della Pisa Soccer School (il progetto di grande “cantera” pisana presieduto da Adriano Bacconi), ha voluto riservare uno ruolo determinante, nel piano di studi della Pss, all’educazione motoria, considerata un’attività propedeutica all’aquisizione da parte del bambino di una buona presa di consapevolezza del concetto di spazio e di una corretta gestualità tecnica. Il professor Simone Casarosa non ha quindi semplicemente impostato un ciclo di lezioni di motoria, ma ha interagito con i docenti di metodologia dell’allenamento e tecnica calcistica per mettere le sue conoscenze all’interno di un percorso di didattica decisamente interdisciplinare, sfociato in maniera naturale nell’organizzazione delle Olimpiadi dei Bimbi che hanno visto le scuole calcio locali cimentarsi in tante discipline sportive diverse.
Casarosa, come si è avvicinato alla Pisa Soccer School?
«Adriano Bacconi mi aveva coinvolto anche nel progetto del Settore Tecnico “Rinnovare il futuro”. Progetto che Roberto Baggio ha presentato alla Federcalcio ormai un anno fa. Da lì siamo partiti per definire un nuovo modello formativo che mettesse il bambino e non il risultato della partita al centro dell’attenzione dell’istruttore e della società. Si doveva cambiare quindi mentalità e conoscenze dell’istruttore di giovani calciatori».
In questo percorso qual è il ruolo dell'educazione motoria?
«I bambini di adesso hanno meno tempo e ambienti poco adatti per sviluppare gli schemi motori di base, mentre noi praticavamo, giocando anche per strada, tante esperienze sportive diverse. Sicuramente ora vedono più partite in tv e, di conseguenza, capiscono come effettuare una finta o un gesto tecnico anche complesso, seppur in maniera grossolana. Ma il giocatore moderno deve essere anche essere forte, veloce, coordinato, in grado di controllare se stesso e la palla in equilibrio instabile, talvolta senza nessun contatto con il terreno, in acrobazia».
Per questo la Pss punta a creare per il bambino calciatore un “bagaglio di abilità motorie” adeguato?
«Certo, sviluppando l’equilibrio, proponendo l’esecuzione di gesti acrobatici in sicurezza, senza rischiare infortuni, ed eliminando così la paura di farsi male. Seppur in forma ludica si dovranno introdurre esercizi per la tecnica di corsa, la pre-acrobatica, il salto. Per questo abbiamo ospitato all’interno del corso una specialista del settore acrobatico come la dott.ssa Erica Piccioni, laureata in scienze e tecnica dello sport che si occupa di psicomotricità e ginnastica artistica».
Come si cerca di incuriosire i bambini sul perché si corre e si salta?
«L’uomo primitivo correva e saltava per scappare e cacciare, possiamo usare le stesse rappresentazioni con un linguaggio metaforico per stimolarli, ma possiamo anche semplicemente citare i grandi campioni di oggi per sviluppare, con l’introduzione del pallone, ulteriori capacità: con una corsa scoordinata sarà molto più difficile ottenere buoni risultati anche dal punto di vista prettamente tecnico».
Quali sono le novità metodologiche introdotte dai vostri corsisti nelle scuole calcio affiliate alla Pss?
«In primis la percezione spazio-temporale come elemento fondante. La scoperta cioè dello spazio (avanti-dietro, vicino-lontano, dentro-fuori), del tempo (prima-dopo-contemporaneamente, veloce-lento) e del ritmo (forte-piano). Sono molti altri gli aspetti che abbiamo introdotto, ma uno mi sta particolarmente a cuore: l’uso dei piedi, il contatto con la palla. ll bambino deve imparare a percepire e muovere i piedi come se fossero le sue mani».
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