Buscè: arriviamo sino in fondo!
Il centrocampista spegne 37 candeline e sprona il Pisa: «Dobbiamo tornare ad essere spensierati»
PISA. Antonio Buscè mercoledì ha spento 37 candeline: un dato meramente anagrafico per un calciatore che offre prestazioni di spessore, facendo la cosa giusta in ogni frangente, con la massima grinta ma senza commettere falli ed incorrere in ammonizioni inutili.
Antonio, in estate ti invecchiavamo di qualche mese…
«Giusto così. Sono nato nel 1975 ed eravamo già nel 2012. Ho la fortuna di festeggiare nell’ultimo mese dell’anno».
Oltre alla qualità e all’esperienza, spicca la lucidità con cui leggi ogni situazione in campo. Ad esempio a Frosinone sei stato il primo a rimediare al gesto di Sepe verso la curva locale…
«Quando hai una certa età e lavori in mezzo a tanti giovani, se c’è un ragazzo che sbaglia devi essere pronto ad intervenire. Non devi fare il genitore del tuo compagno, ma aiutarlo a capire».
Sei andato a trovare il giovane Liviero all’ospedale, dopo lo scontro fortuito in Perugia-Pisa. Da pochi giorni è tornato in campo…
«L’ho sentito via sms il lunedì della gara con il Sorrento. Mi aveva preannunciato che stava ricominciando a giocare. Gli ho fatto i complimenti e gli ho dato appuntamento da avversario per la partita di ritorno. Un caso che mi era rimasto a cuore. Un grave problema ad un giovane che poteva essere mio figlio. Sapevo di non aver colpa, ma la dinamica mi aveva lasciato perplesso. Penso che molti al mio posto si sarebbero comportati come me».
Il Pisa è in vetta da qualche settimana ma reduce da due pareggi: quale delle due situazioni è più difficile da gestire in un gruppo di giovani?
«Dopo il pareggio con il Prato ci sta finendo addosso il peso delle responsabilità. Invece dobbiamo toglierci dalla testa questi pensieri. Si vede che la squadra non è pimpante come un mese e mezzo fa. Dalla partita estiva di Padova abbiamo sempre tirato a mille. Una questione fisica, ma molto dipende dalla testa. È dalla gara con il Sorrento che non riusciamo a fare quello che avevamo mostrato pochi giorni prima a Frosinone. Tutti noi giocatori, i trentenni e a maggior ragione i ventenni, stiamo vivendo di sensazioni, che però ci tolgono energie. Siamo oltre le aspettative, ma per i valori che esprimiamo è normale che pensiamo di poter arrivare in fondo. Non siamo più spensierati come prima. Venti giorni fa in 11 contro 10 avremmo vinto la gara con il Prato, mentre adesso siamo preoccupati di dover vincere. Dobbiamo tornare ad essere spensierati».
Il calendario vi aiuta: Benevento e Avellino non possono nascondersi e divideranno con voi le pressioni…
«Viareggio e Prato hanno giocato contro di noi con il coltello fra i denti. Benevento e Avellino, come il Frosinone, hanno detto chiaramente di voler disputare un campionato importante e forse ci lasceranno giocare. Noi dovremo continuare ad essere una squadra che pressa e corre, contro la quale gli avversari si devono fare il segno della croce. Dobbiamo ripensare al primo gol segnato al Sorrento: è arrivato su un errore di un avversario, ma con tutto il Pisa in pressing fino al limite dell’area».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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