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Buscè, la nuova avventura «Pisa, la... serie A della C»

di Massimo Berutto
Buscè, la nuova avventura «Pisa, la... serie A della C»

L’ex empolese racconta la sua carriera e le emozioni da avversario all’Arena «Riesco ancora a stare dietro a ragazzi di vent’anni, e questo mi dà forza»

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di Massimo Berutto

PISA

Antonio Buscè sarà lo Zanetti della Lega Pro? Intanto fino a due stagioni fa ha tenuto testa all’illustre collega in serie A. Un altro inesauribile cursore in maglia nerazzurra. Alla soglia degli “anta” come l’interista (che comunque, precisiamo, ha 2 anni in più…), anche Buscè, appena sarà sostenuto da un’adeguata condizione fisica, si lancerà a tutta birra nelle praterie della fascia destra.

Come va la preparazione?

«Tutto bene. Sto tornando in forma».

Pane ha detto che a 37 anni il tuo ruolo ideale è ancora quello di quinto difensore, su e giù per la fascia…

«Non mi nascondo: l’età c’è, 37 anni a dicembre. Fisicamente sto abbastanza bene, ma con il passare degli anni si impiega qualche giorno in più a recuperare dopo le partite. Quando sto bene, so di poter far determinate cose. Riesco ancora a star dietro ai ragazzini di vent’anni e questa consapevolezza mi dà forza».

Contro l’Empoli il mister ti ha affiancato il giovane Rizzo sulla fascia destra: vi scambierete di ruolo durante le partite?

«Il mister, come tutti i bravi allenatori, è concreto e prova a cambiare ruolo ai giocatori, senza snaturarli, per vedere se possono comunque garantire buone prestazioni. Sta provando il 3-4-3 oltre al 3-5-2. Pane ha capito che può compiere qualche cambiamento».

A Pisa nel 2000-01 hai centrato un piccolo record personale: una doppietta interamente dal dischetto…

«L’unica in carriera. Pisa-Lumezzane 2-2. E pensare che prima di allora io non ero mai stato un rigorista».

Ricordiamo anche un gol in Lumezzane-Pisa 4-3 del 2001-02…

«Segnai la rete del 4-2. Ho giocato a Pisa anche in C2, davanti a 8-10 mila persone. Era un onore venire all’Arena. Pisa era la serie A della serie C».

Ti chiediamo un altro segreto: come riesci a segnare tanti gol pur non essendo un attaccante, trovandoti al posto giusto al momento giusto?

«Ogni tanto faccio qualche gol, 6 nella scorsa stagione, compreso quello segnato alla Samp in Coppa Italia. Riesco a leggere in anticipo una giocata e in tante occasioni sono fortunato. Ad un giocatore che non è un attaccante far gol permette di compiere un salto di qualità».

Sei napoletano, ma calcisticamente sei cresciuto al Nord (a Ravenna, Lugo, Padova e Lumezzane. E poi ecco l’Empoli, la svolta.

«Nel 2002 feci il salto dalla C1 alla A nell’Empoli. Fui fortemente voluto da mister Baldini e dal diesse Vitale e riuscii a giocare 31 partite al debutto in massima serie. Ad Empoli ho giocato 7 anni di fila e deciso di comprare casa. Lì è nato l’ultimo dei miei figli. Sono stato 5 mesi a Reggio Calabria e a 34 anni sono tornato in A, per una stagione e mezza nel Bologna. Una scommessa come quella odierna a Pisa, perché arrivavo in età avanzata e a Reggio in B non avevo giocato molto. Dopo 3-4 partite ho avuto la soddisfazione di vedere la gente che mi fermava per strada per dirmi che si era ricreduta sul mio conto. Poi sono tornato ad Empoli per continuare a giocare stando vicino alla famiglia. Ringrazio Pane e Lucchesi per avermi permesso di proseguire a Pisa in questo mio proposito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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