Sicurezza
Pellegrini: peccato, ci avevo sperato davvero
La delusione dell’attaccante, non tesserato dopo il ritiro: «Ho ricevuto tanti complimenti, ma poi...»
PISA. Niente lieto fine per la favola pisana di Michael Pellegrini. Adesso cosa farà il bomber livornese? Tornerà al Castelbadie in Promozione e al lavoro da cartongessista o tenterà comunque di lanciarsi nel calcio professionistico? Lo chiediamo al diretto interessato.
Qual è il tuo bilancio personale?
«Il ritiro è stata una bella ed importante esperienza. Ho ricevuto i complimenti da parte di tutti, dal presidente, dal dg e dai tecnici, ma alla fine non sono stato tesserato. Sono deluso soprattutto perché non ho avuto una motivazione».
Ormai credevi che saresti stato tesserato?
«Erano i fatti a parlare. Non mi sono mai costruito castelli in aria. Se non fossi stato all’altezza, non sarei rimasto in ritiro per due settimane, ma me ne sarei andato prima. Sono tranquillo perché so di aver dato il massimo. Il presidente aveva scommesso su di me. Purtroppo non mi è stata data l’occasione di proseguire».
Contro il Pontedera l’ultima sforbiciata in area e poi l’addio…
«Ho fatto il massimo in 20’. A fine partita ho ricevuto altri complimenti, ma mi è stato detto che non sarei rimasto».
Il calcio professionistico è come te lo immaginavi?
«Non l’avevo mai conosciuto. Posso dire che si nota la professionalità dall’ultimo degli addetti fino al presidente».
Ti sei confrontato con i colleghi di reparto del Pisa: Perez e Strizzolo…
«Mi è stato detto che non ero da meno. Ero molto motivato: volevo provare a dare una svolta».
Ti sei fatto un’idea sul mancato ingaggio?
«Parlando, io e il mio procuratore abbiamo pensato che abbia inciso il fattore economico: avendo 25 anni e una famiglia, la società non poteva offrirmi il minimo di stipendio. Io ho un lavoro con contratto a tempo indeterminato. Comunque non ho mai parlato di soldi con il presidente».
E ora cosa farai?
«Aspetterò 10 giorni per vedere se usciranno voci di mercato sul mio conto. So benissimo che le squadre cercano soprattutto ragazzi del ‘92-‘93. Io, che sono nato nel 1986, sono già vecchio».
Come giudichi la squadra che lasci?
«Una buona squadra, giovane, forse troppo giovane. Secondo me serve un paio di elementi, soprattutto davanti, dove sono tutti ragazzi. Sabato e Mingazzini hanno dato una mano, alzando l’età media».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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