Il dolore
Cichello non riesce ad allontanare rabbia e rimpianti
Il pugile pisano dopo il kot contro Kolaj: «L’arbitro doveva intervenire in seguito alla testata, ma non lo ha fatto»
PISA. La rabbia per come è finito il match contro Kolaj è più forte delle ferite e dei colpi (anche “sporchi”) ricevuti. Dario Cichello non ha ancora digerito del tutto il kot che all’undicesima ripresa del match contro l’italo-albanese Kolaj ha infranto il sogno di raggiungere il titolo dell’Unione Europea. Il mediomassimo pisano, a mente fredda, a rivisto il match, rivissuto le emozioni della serata di Guidonia, ma nella sua testa si accavallano ancora ricordi, pensieri e puntualizzazioni. A cominciare dal modo in cui il match è finito: «Non mi è piaciuta la decisione dell’arbitro. La testata presa è stata molto forte, al punto da crearmi un vistoso e doloroso ematoma ai margini della tempia destra. Di fronte ad episodi simili c’è da aspettarsi in primis un intervento dell’arbitro, un richiamo ufficiale nei confronti del pugile che si rende protagonista di un gesto così. Poi un arbitro di esperienza internazionale come quello di Guidonia deve assolutamente richiedere l’intervento del medico ufficiale, perché si tratta di valutare la salute di un pugile. Invece non solo non c’è stato alcun richiamo ufficiale per Kolaj (in tal caso sarebbero scattati 2 punti di penalizzazione sul cartellino, ndr), ma il match è stato interrotto più per la paura di eventuali conseguenze che per la reale portata dei colpi del mio avversario».
Recriminazioni che appaiono concrete. «Non voglio pararmi dietro a quell’episodio, ma la testata di Kolaj, che nel corso del match più di una volta mi ha toccato non proprio correttamente, ha spostato l’ago della bilancia. A quel punto ero sotto nel punteggio, ma stavo recuperando e il margine era strettissimo. Con l’eventuale richiamo sarei stato a ridosso nel mio avversario e avrei potuto sfruttare gli ultimi minuti per cercare una clamorosa vittoria». All’inizio però Kolaj ha creato tanti problemi a Cichello. «Ho sofferto - dice - ma quella era la tattica decisa con il mio angolo. Volevamo fare sfogare Kolaj, farlo stancare cercando di evitare colpi duri per poi andare a chiudere nel migliore dei modi sfruttando la freschezza atletica. Sul ring ho dimostrato di aver fatto un grandissimo lavoro dal punto di vista atletico: stavo bene, mi muovevo con grande leggerezza e mi difendevo con ordine. Kolaj ad un certo punto aveva la bocca aperta, stava faticando ed i suoi colpi non arrivavano più come prima».
Invece ancora una volta il destino si è girato contro il suo sogno. «Forse nel peggiore dei modi perché dentro di me restano dubbi atroci su come quella sfida sarebbe finita senza la terribile testata di Kolaj. Mi resta soltanto la convinzione di aver disputato un grande match». E restano i complimenti di tutti. «Per Sportitalia è stato il match più bello dell’anno. Ci siamo affrontati senza esclusione di colpi, con grande coraggio e con lo spirito di una boxe di altri tempi». Possibile una nuova rivincita? «Non ne ho idea al momento. Sarebbe la terza sfida, sarebbe soprattutto il modo per riproporre un incontro di pugilato vero, ma al momento non ho ancora deciso il mio futuro. Voglio prendermi qualche settimana per ricaricare le pile, far svanire i lividi e la delusione e soprattutto per tornare a fare una vita normale. Da gennaio ad ora ho vissuto praticamente in palestra, rinunciando a tutto e trovando gli stimoli soltanto nella mia grande passione per la boxe e nel lavoro del maestro Tassi. E’ difficile dire quale sarà il mio futuro, ho 34 anni, un negozio ben avviato e alle spalle una carriera già di livello: certo, traguardi davanti a me potrebbero essercene altri, ma è presto per fare valutazioni».
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