Il Tirreno

Pisa

Battini: mercato, il Pisa non ha fretta

di Antonio Scuglia e Massimo Berutto
Battini: mercato, il Pisa non ha fretta

Ma i numeri (una costante nerazzurra da 30 anni) dicono che nel 2013 succederà qualcosa di importantissimo

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. L’unica traccia sicura sul futuro prossimo del Pisa, fuori dalla schermaglie diplomatiche, il presidente Battini l’ha detta sulla rosa che partirà per il ritiro: non potrà essere quella definitiva al 100%, perché molti giocatori a fine luglio costeranno parecchio meno di quanto chiedono oggi. E questo è indipendente dal ruolo che la squadra nerazzurra vorrà giocare nel torneo 2012-13: protagonista o comprimaria, in nessun caso sarà formata da giocatori più costosi d quanto indicherà il budget in via di elaborazione.

La città, d’altra parte, attende dalla società i primi segnali di una stagione di rinnovate ambizioni. La ferma intenzione di Battini di non cedere la maggioranza delle quote alla Terravision o ad altri, senza nemmeno vedere prima di che cifre si parlerebbe, per logica induce a pensare che il presidente nerazzurro voglia far fare al club un salto di qualità puntando alla promozione. Altrimenti avrebbe poco senso spendere altri soldi per vivacchiare in Lega Pro. La gestione di una serie C in una città come Pisa non può essere comunque in attivo: è folle ipotizzare una squadra di ragazzini dal contratto “autoricaricabile” con i contributi.

La regola del tre. Di sicuro, se continuerà a valere la “regola del tre”, l'annata 2012-13 non potrà essere banale, ma lascerà il segno nella storia del Pisa come è accaduto con la promozione del 2009-10. Infatti con straordinaria regolarità, soprattutto nell'ultimo abbondante trentennio, alla squadra nerazzurra ogni tre anni (mese più, mese meno) accade qualcosa di significativo, in positivo o in negativo.

Un precedente illustre. Ad esempio Romeo Anconetani, come Carlo Battini, vinse il campionato al primo anno di guida (serie C1, 78- 79). Poi impiegò tre stagioni per ripetersi (dalla B alla A), centrando l'obiettivo dopo una salvezza sofferta con tre allenatori diversi (non Cuoghi, Semplici e Pagliari, ma Meciani, Carpanesi e Chiappella) ed un settimo posto, esattamente la posizione dove si è appena fermato il team di Alessandro Pane.

Tre passi alla volta. Partiamo da più lontano: la panchina fu detenuta da Renato Lucchi per tre stagioni, dalla salvezza in B ottenuta subentrando nel 66-67 al torneo di serie A 68-69. In un triennio (68-71) il Pisa precipitò dalla A alla C. Anche negli anni 80 i cicli più fortunati durarono 36 mesi: promozione in A e due partecipazioni di fila alla massima serie sia dal 1981 al 1984, sia dal 1986 al 1989. Purtroppo anche la fine calcistica del Presidentissimo si consumò in un tris di campionati, in B dal 1991 al '94. Dopo il primo ritorno fra i professionisti il Pisa utilizzò tre stagioni per passare dalla C2 alla C1 (1996-99). Tre annate durò la gestione tecnica di Luciano Filippi (dal 94-95 al 96-97) ed anche quella di D’Arrigo (1998-2001). Il Pisa prese parte per la prima volta ai playoff di serie B nel 99-2000 (contro il Brescello) e riuscì a riprovarci tre campionati dopo, nel 2002-03 (con l' Albinoleffe). Il terzo e più fortunato tentativo, rispetto alla regola del 3, tardò solo di 12 mesi e si collocò il 17 giugno 2007. Quanto si è protratta la fase più felice del recente passato? Tre anni, dall' arrivo di Piero Braglia (nell'estate 2006) al maledetto Pisa-Brescia ( 30 maggio 2009).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa