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Il medico: una tragedia imponderabile, ma tutti devono fare attenzione

PISA. A Pisa, nei mesi scorsi, il dramma per fortuna non si è verificato: il malore che ha chiuso dopo due giornate la stagione di Esposito, avvenuto a casa sua il giorno dopo una partita, può essere...

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PISA. A Pisa, nei mesi scorsi, il dramma per fortuna non si è verificato: il malore che ha chiuso dopo due giornate la stagione di Esposito, avvenuto a casa sua il giorno dopo una partita, può essere stato un segnale che poi gli ha salvato la vita, rivelando una patologia che lo ha allontanato dal campo.

Ma la morte di Morosini riporta oggi in primo piano i problemi legati ai rischi della pratica sportiva per la salute.

Anche se, avverte il medico sportivo Fabio Ciuti, già dottore del Pisa in serie A, «una tragedia come quella di ieri appartiene all’imponderabile. Giocatori professionisti che nella loro carriera militano in diversi club, come nel caso dello sfortunato ragazzo del Livorno, hanno alle loro spalle analisi su analisi, esami su esami fatti nelle migliori strutture. Basti pensare a Cassano».

Ma, spiega il dottor Ciuti, «Se anche a quei livelli possono avvenire o essere sfiorate delle tragedie (negli ultimi anni Feher, Foè, Puerta, O’Donnell, Muamba con più fortuna, nel calcio: Bovolenta nella pallavolo), a maggior ragione è importante la massima prevenzione per chiunque faccia sport comunque a rischio» .

E allora può essere utile ricordare qualche consiglio che il medico dà ai nostri lettori. «La normativa attuale - ricorda Ciuti - obbliga anche i calciatori militanti nei campionati amatoriali tesserati a sottoporsi alla vista di idoneità allo sport agonistico».

Ma la legge e la salute a volte percorrono sentieri diversi: «Secondo me ogni attività fisica ha comunque dentro di sé il concetto di agonismo, e anche dove la legge non costringe a farlo, la logica deve imporre la stessa procedura o quanto meno un accurato controllo, specialmente cardiologico (Ecg basale e da sforzo, ecocardiogramma: sui campi e nelle palestre è difficile trovare cardiologi e defibrillatori».

Cosa può aiutare, al di là dei controlli medici preventivi? «Ormai nessuna squadra dilettantistica o di amatori parte senza preparazione, il che è giusto; da questo punto di vista però è necessario un lavoro adeguato al livello di attività svolta; non bisogna prendere lavori di squadre professinistiche (tanto oggi su Internet si trova di tutto), ma solo conoscere bene le proprie esigenze».

L'allenamento deve essere costante anche durante la stagione: «Nel mondo amatoriale ci sono persone che giocano tutte le sere a calcetto, calcio a sette o calcio 11 e non si allenano quasi più dopo settembre: sono i soggetti più a rischio infortuni».

E per chi fa preparazione da solo, come ciclisti e runner? «Valgono gli stessi consigli; controllo medico, attività adeguata al proprio stato fisico del momento e, se possibile, parlare con qualche vero esperto del settore che per fortuna non esiste solo per i professionisti».

Ciuti ha un atteggiamento di odio feroce nei confronti di ogni tipo di aiuto “farmacologico” (doping propriamente detto o “aiutini” magari leciti).

Ma ci sono alimenti o bevande da prediligere per gli sportivi? «Sicuramente un reintegro di quanto perso durante l'allenamento è alla base, come non privarsi di nessun principio fondamentale (zuccheri, proteine e anche i grassi); quindi cibi naturali e facilmente digeribili, frutta, verdura, e giusto apporto idrico; limitare i cibi elaborati, le bevande gassate e non sovradosare i cosiddetti integratori idrici di sali». (a.sc.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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