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Pisa

Cichello pronto a risalire sul ring

Cichello pronto a risalire sul ring

In preparazione una riunione al palasport insieme al pontederese Mohammed Alì Ndiaye

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di Riccardo Silvestri

PISA

C’è chi nella boxe ha trovato soldi, fama e grandi successi. Ma la boxe è anche, e soprattutto, sacrificio, sudore, sofferenza e grande passione. Provate a chiedere a Dario Cichello cosa significa per lui boxare e cosa tutti questi anni di trascorsi sul ring gli hanno lasciato dentro: «Per me la boxe è stata, ed è ancora, una scuola di vita. Nella boxe non ti puoi nascondere, viene fuori tutto quello che hai dentro e quello che sei. Nel mio sport non esistono scarpe firmate, scenografie, prese di giro: ci sono soltanto due uomini che si affrontano tirando fuori tutto quello che hanno».

Una scuola che ancora ti affascina?

«Senza dubbio. Non immagino ancora la mia vita senza la boxe, anche se ovviamente gli anni passano e i guantoni non hanno più la priorità assoluta su tutto il resto della mia vita come è accaduto fino a poco tempo fa. Adesso ho iniziato a gestire direttamente il negozio che ho in Corso Italia assieme a mio padre, cercando di alternare questo lavoro con “quello” della palestra. Una doppia vita che per adesso riesco a portare avanti senza troppi problemi anche perché sono stato molto fortunato.

In che senso?

«Ho avuto la fortuna di trovare l’ambiente perfetto per un atleta come me. Sono tornato ad allenarmi col mio vecchio maestro Luigi Tassi. Vado in palestra volentieri, in un ambiente che mi piace e circondato da persone che mi vogliono bene. È difficile perdere l’entusiasmo in una situazione così».

E da questo 2012 cosa ti aspetti?

«Ho in progetto l’organizzazione di un grande evento al palasport prima dell’estate, e vorrei coinvolgere anche Alì Ndiaye. Mi aspetto di combattere ancora anche se devo abituarmi all’idea di rimanere alla finestra in attesa di una chiamata. Possono chiamarmi in qualsiasi momento per combattere e magari per giocarmi un titolo e io devo farmi trovare pronto».

Una situazione non facile?

«Vero, ma non si può fare altrimenti. Quando sono andato a combattere in Sicilia per il titolo italiano ho saputo del match ufficialmente soltanto tre giorni prima: mi sono buttato su un aereo, sono arrivato in Sicilia, neanche il tempo di sistemarmi in albergo e ho passato anche una notte in bianco a causa di un virus».

Mai avuto voglia di gettare la spugna?

«No, perché ho ancora tanto da dire e da fare. Certo non ho più la forza e l’energia di dieci anni fa quando ero una macchina da guerra. Adesso però ho molta più esperienza e riesco a capire ed analizzare le cose con un’altra testa. Ho imparato molto dagli errori».

Sono stati molti?

«Ho fatto degli errori ma rifarei tutto quello che ho fatto. È stato il mio percorso e non rinnego nulla».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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