Sicurezza
Catastini, il danno e la beffa arbitri pisani arrabbiatissimi
A.Sc.
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Catastini 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Dire che sono arrabbiati è un eufemismo. Sono imbestialiti. Ma non possono dirlo se non in forma anonima: il regolamento glielo vieta. Di certo, per gli arbitri pisani (ben 250 quelli iscritti alla sezione Figc Renato Gianni) è una settimana fra le più brutte degli ultimi tempi. Perché si sentono becchi e bastonati come poche altre volte. La storia è questa: il loro collega Alberto Catastini, nella partita di Eccellenza San Gimignano-Castelnuovese, non solo è stato preso a male parole e spintoni in campo, ma poi ci ha fatto anche la figura del cattivo di turno. Ecco l'episodio: un attaccante ospite segna un gol di mano in mischia, l'arbitro però non vede il fallo, chiede lumi al guardalinee e anche per l'assistente la segnatura è regolare. I giocatori di casa circondano il colpevole e gli dicono: «Ora lo devi dire all'arbitro che hai segnato di mano». Il giocatore da Catastini ci va, ma... dice solo qualcosa di incomprensibile per l'arbitro. Da quel momento ovviamente la squadra di casa contesta in modo plateale e talvolta anche eccessivo l'arbitro. E c'è anche la beffa in agguato: i commenti del dopo partita dicono che l'attaccante invece avrebbe confessato. Ne nasce così una storia da libro Cuore: fair play degli atleti (in una partita che in realtà era contrassegnata da falli anche duri), l'arbitro è il famigerato Franti. Gli arbitri pisani giurano che non è vero e spiegano: se fosse stato così, Alberto avrebbe semplicemente annullato il gol. Solo che l'arbitro chiamato in causa non può parlare e spiegare le sue ragioni e la sua versione dei fatti- Perchè un regolamento medievale vieta a dei liberi cittadini non solo di spiegare un'interpretazione tecnica (giusta o sbagliata non importa), ma addirittura un comportamento valutabile sul piano etico.
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