Il Tirreno

Pisa

LA CONVIVIALE

Garbin e i segreti dell'arrampicata alpina al Panathlon

Mas.Ber.
<b>PANATHLON. </b>Garbin in mezzo ai dirigenti pisani
◗
PANATHLON. Garbin in mezzo ai dirigenti pisani

2 MINUTI DI LETTURA





 PISA. L'ultima, emozionante, conviviale del Panathlon Club non ha ancora esaurito la propria eco. L'assessore provinciale allo sport Salvatore Sanzo, tuttora campione olimpico in carica nel fioretto a squadre, ha aperto la relazione rivelando che presto diverrà socio del club.  Il governatore del Panathlon toscano Assuero Pieraccini ha chiuso la conviviale, accanto al presidente pisano Andrea Bottone, presentando progetti ambiziosi come l'apertura di un Club Junior a Pisa, riservato a ragazzi dai 18 ai 32 anni.  Gaudenzio Mariotti ha introdotto l'argomento alpinismo, condividendo con i presenti la soddisfazione di presiedere la sezione Cai pisana, giunta all'ottantacinquesimo anno di vita: «La nostra attività è in crescita. Abbiamo con noi anche sciatori che vogliono completare la preparazione facendo alpinismo».  Alpinismo e sci alpino si fondono nel cuore di Marco Garbin. Subito una precisazione: «Spesso si enfatizzano gli incidenti avvenuti in montagna, ma in realtà si può arrampicare con tranquillità, in base alle proprie capacità fisiche e tenendo un occhio al meteo, se fin da bambini si è acquisita la cultura della montagna».  «Il Cervino - ha precisato l'alpinista - è la montagna più scalata ma ha anche il triste record del numero di vittime, perché lì è difficile fare sicurezza e non è buona la qualità della roccia. Si sale in 2 giorni con un pernottamento». Ma cosa serve per compiere certe imprese? «Io ho lavorato molto sulla resistenza delle dita e sulla tranquillità, necessaria per muoversi fra le difficoltà. In generale però secondo me è importante l'equilibrio fra contrazioni e decontrazioni del corpo, come per i velocisti che contraggono i muscoli delle gambe, ma rilassano ad esempio quelli facciali. Il gesto perfetto non distrugge di fatica e fa divertire. Per essere al top nello sport serve il talento: i fuoriclasse sono geneticamente predisposti per essere tali».  Cosa spinge verso un'arrampicata a sessanta gradi di pendenza? Disprezzo della vita? Desiderio di primeggiare sui comuni mortali? Niente di tutto questo. «Nessuno cerca di morire. Si va in montagna dopo essersi preparati studiando guide o fotografie. L'alpinismo non è agonismo, perché non ci può essere competizione dove non ci sono regole precostituite. Mi spinge l'amore di ammirare colori particolari, che non si trovano ovunque, godendo di una natura ancora intatta».  

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini