Il Tirreno

Pisa

L'amarcord emoziona ancora

Massimo Berutto
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EX PISA Alcuni dei giocatori del ’68 alla Limonaia

I protagonisti dei tempi di Lucchi alla Limonaia

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 PISA. Nella "Tre giorni nerazzurri" alla Limonaia un pomeriggio è stato impregnato di emozioni e di ricordi che ancora, a distanza di oltre 40 anni, inumidiscono gli occhi di chi li condivide. L'Associazione Cento ha celebrato la promozione in A del 1967-68, e più in generale l'intero triennio legato al compianto allenatore Renato Lucchi. Un incontro molto partecipato, grazie alla disponibilità di sei ex nerazzurri, pisani doc, di nascita o di adozione: Fabrizio Barontini, Beppe Cosma, Roberto Gasparroni, Antonio Baldoni, Nevio Vinciarelli e il segretario di allora Leandro Sbrana. Stimolati dalle domande di Renzo Castelli hanno ripercorso episodi che intanto scorrevano su uno schermo in esclusivi filmati d'epoca. Una promozione afferrata e sfuggita più volte nel corso di un interminabile campionato, ottenuta matematicamente solo dopo l'ultima giornata in cui il Pisa riposava. Gasparroni ha sorriso ripensando agli aspri duelli da avversario con l'attaccante Giampaolo Piaceri, che prima gli portò via un dente con una gomitata e poi divenne suo compagno di squadra e fondamentale bomber in quella fantastica impresa. Beppe Cosma (che tornò a Pisa l'anno della serie A) ha simpaticamente confermato la leggenda secondo la quale amava giocare sotto l'ombra della tribuna, da dove scattava con imprendibili e ficcanti serpentine verso la porta avversaria. Fabrizio Barontini, nerazzurro più presente di tutti i tempi (ben 317 partite di campionato), è stato riconosciuto come il leader silenzioso di quella squadra, notato e corteggiato anche dal mago Herrera. Baldoni e Vinciarelli non erano in campo nel triennio 1966-1968, ma alla Limonaia la loro presenza è stata comunque significativa: rappresentano la generazione nata calcisticamente subito dopo i fasti di quelle tre stagioni. Baldoni nel 68 era nel vivaio: «Noi giovani sformavamo le scarpette ai giocatori della prima squadra durante la partitella infrasettimanale per permettere loro di indossarle senza problemi. Eravamo orgogliosi di farlo per i nostri idoli, che ci insegnavano a crescere come giocatori e come uomini». Il filo rosso che lega le varie epoche del calcio pisano, fino ai tempi di Anconetani, è il segretario Leandro Sbrana: «Molti dirigenti pensano solo al presente, ma il loro compito è prima di tutto assicurare la sopravvivenza della società negli anni successivi. Lavorando in questo modo i risultati del campo daranno una soddisfazione ancora più grande».

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