Lutto
La Schiavone a Tirrenia: «Qui preparo le mie imprese»
Vezio Trifoni
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PREMIATA. Toti Sanzo con Francesca SchiavoneLa leader azzurra del tennis ricorda volentieri anche le imprese in Fed Cup: "Un grande spot per il movimento"
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TIRRENIA. Centro tecnico federale di Tirrenia. Zona tennis che comprende 10 campi. Dalla palestra esce Francesca Schiavone. Pantaloncini corti, muscoli tirati e soprattutto un grande sorriso che ti mette subito a tuo agio. E' proprio lei. Quella che ha vinto il Roland Garros nel 2010, prima italiana nella storia del tennis, e capace lo scorso giugno di riconquistare la finale. «Mi faccio la doccia e sono da te» le sue parole. Raggiungere grandi risultati è un mix di combinazioni e solo adesso capisco perché Francesca ha scelto questo luogo per allenarsi e ricaricarsi. Pace, tranquillità, grandi spazi, verde e tutto ciò che serve per prepararsi al meglio. Un paradiso sportivo dove si fatica ma non ci sono distrazioni e la mente e il corpo è concentrato solo sull'obiettivo che si vuole raggiungere.
Prima dei tuoi match ascolti musica o come ti prepari alla partita?
«Preferisco concentrarmi da sola con la racchetta. Cerco di captare le sensazioni. Cerco di capire come devo giocare tatticamente e sentire i colpi. La musica mi piace molto ma la ascolto in altri momenti e quando ne sento il bisogno».
La tua è stata una cavalcata iniziata in un piccolo circolo e che si è realizzata a Parigi.
«E' stato un passaggio lento ma costante. Sono cresciuta sia dal lato personale che come atleta ed è stata una soddisfazione unica perché tutti, quando iniziano a giocare a tennis, sognano di vincere uno Slam ma per arrivare a quel risultato ci sono tanti passaggi e tanta fatica. Sono riuscita a non accontentarmi».
Qual è stato il momento più importante della tua carriera?
«Certamente il passaggio al professionismo. Quando ero under non vincevo tantissimo. Poi quando ho iniziato a giocare i tornei del circuito Wta gli stimoli erano quelli di raggiungere risultati sempre più importanti. Prima qualificarsi, poi raggiungere i quarti, le semifinali e poi vincere. Un passo alla volta ma costante e questo mi ha permesso di avere sempre la voglia di allenarmi e di conquistare traguardi forse inizialmente impensabili».
E così è nata la "Leonessa".
«Questo è il soprannome che mi hanno dato i giornalisti. È chiaro che una parte del mio tennis è fatto di sensazioni che si sommano alla grinta e alla determinazione che sono due caratteristiche imprescindibili per superare le avversità e soprattutto le avversarie».
Quando hai alzato la coppa al Roland Garros cosa hai provato?
«Emozioni uniche, grandi gioie, sensazioni incredibili che non avevo mai provato. E la consapevolezza di aver lavorato tanto per raggiungere quel sogno che tutti vorrebbero realizzare».
Che differenza tra quella vittoria e quelle in Fed Cup?
«In Fed Cup vince il gruppo. E' diverso e sono sicura che quelle vittorie ci hanno fatto crescere. È stata una grande soddisfazione perché rappresenti il tuo paese e giochi non per un risultato singolo ma per la tua squadra. Da lì è nato un grande movimento che vede tante giocatrici italiane tra le prime 100 al mondo».
Quali sono i giocatori e le giocatrici a cui ti ispiri.
«Senz'altro Steffi Graf, Martina Navratilova e Gabriela Sabatini tra le donne. Invece tra gli uomini Andre Agassi, Pete Sampras e Stefan Edberg, ma è chiaro che tutti i grandi tennisti sono per me un esempio».
Ora che sei una grande con chi ti piacerebbe allenarti?
«E' chiaro che potersi allenare con Rafa Nadal e Roger Federer sarebbe bellissimo ma io sono fortunata perché ho un grande staff che mi segue costantemente e mi sostiene in qualunque momento».
Prossimo obiettivo?
«Gli Us Open. Sono a Tirrenia per prepararli al meglio. Sono una che va in campo sempre per vincere».
Tirrenia è un centro di preparazione olimpica, un pensiero a Londra 2012?
«A fine anno faremo il punto ed è chiaro che l'Olimpiade è come preparare uno Slam. Ci proverò».
Prima dei tuoi match ascolti musica o come ti prepari alla partita?
«Preferisco concentrarmi da sola con la racchetta. Cerco di captare le sensazioni. Cerco di capire come devo giocare tatticamente e sentire i colpi. La musica mi piace molto ma la ascolto in altri momenti e quando ne sento il bisogno».
La tua è stata una cavalcata iniziata in un piccolo circolo e che si è realizzata a Parigi.
«E' stato un passaggio lento ma costante. Sono cresciuta sia dal lato personale che come atleta ed è stata una soddisfazione unica perché tutti, quando iniziano a giocare a tennis, sognano di vincere uno Slam ma per arrivare a quel risultato ci sono tanti passaggi e tanta fatica. Sono riuscita a non accontentarmi».
Qual è stato il momento più importante della tua carriera?
«Certamente il passaggio al professionismo. Quando ero under non vincevo tantissimo. Poi quando ho iniziato a giocare i tornei del circuito Wta gli stimoli erano quelli di raggiungere risultati sempre più importanti. Prima qualificarsi, poi raggiungere i quarti, le semifinali e poi vincere. Un passo alla volta ma costante e questo mi ha permesso di avere sempre la voglia di allenarmi e di conquistare traguardi forse inizialmente impensabili».
E così è nata la "Leonessa".
«Questo è il soprannome che mi hanno dato i giornalisti. È chiaro che una parte del mio tennis è fatto di sensazioni che si sommano alla grinta e alla determinazione che sono due caratteristiche imprescindibili per superare le avversità e soprattutto le avversarie».
Quando hai alzato la coppa al Roland Garros cosa hai provato?
«Emozioni uniche, grandi gioie, sensazioni incredibili che non avevo mai provato. E la consapevolezza di aver lavorato tanto per raggiungere quel sogno che tutti vorrebbero realizzare».
Che differenza tra quella vittoria e quelle in Fed Cup?
«In Fed Cup vince il gruppo. E' diverso e sono sicura che quelle vittorie ci hanno fatto crescere. È stata una grande soddisfazione perché rappresenti il tuo paese e giochi non per un risultato singolo ma per la tua squadra. Da lì è nato un grande movimento che vede tante giocatrici italiane tra le prime 100 al mondo».
Quali sono i giocatori e le giocatrici a cui ti ispiri.
«Senz'altro Steffi Graf, Martina Navratilova e Gabriela Sabatini tra le donne. Invece tra gli uomini Andre Agassi, Pete Sampras e Stefan Edberg, ma è chiaro che tutti i grandi tennisti sono per me un esempio».
Ora che sei una grande con chi ti piacerebbe allenarti?
«E' chiaro che potersi allenare con Rafa Nadal e Roger Federer sarebbe bellissimo ma io sono fortunata perché ho un grande staff che mi segue costantemente e mi sostiene in qualunque momento».
Prossimo obiettivo?
«Gli Us Open. Sono a Tirrenia per prepararli al meglio. Sono una che va in campo sempre per vincere».
Tirrenia è un centro di preparazione olimpica, un pensiero a Londra 2012?
«A fine anno faremo il punto ed è chiaro che l'Olimpiade è come preparare uno Slam. Ci proverò».
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