Sicurezza
Liti fra soci e squadra vincente
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PISA CALCIO. Posarelli e Gerbi in un momento di difficoltà Il precedente del 1998: Meliani contro i presidenti
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PISA. Soci che si confrontano per decidere le sorti del Pisa, studiando uno le mosse dell'altro e dichiarando entrambi la volontà di acquistare l'intera società. Solo chi ha la memoria un po' corta può pensare che questa situazione sia assolutamente inedita nell'ultrasecolare storia del Pisa. Esiste un precedente abbastanza recente e anche benaugurante, foriero di un memorabile salto di categoria (dalla C2 alla C1 nel 1999) fino ad un sogno infranto di tornare in B (nel 2000). Ma andiamo con ordine. Anche la società uscita dal primo fallimento (quello del 1994) era composta da 4 soci (in realtà l'assemblea attuale ne ha 5, considerando l'1% di Andrea Bottone a nome dei tifosi). La torta del passato aveva 4 spicchi perfettamente uguali: 25% ciascuno a Roberto Posarelli, Enrico Gerbi, Bruno Meliani e Beatrice Pierini (in qualche modo riconducibile all'ex presidente del Pontedera Luciano Barachini). Una condizione di perfetto equilibrio, che in caso di disaccordo fa presto a convertirsi in stallo. I primi due anni furono abbastanza simili agli altrettanti della collaborazione fra Battini e Camilli: una promozione sul campo, un ripescaggio (allora precedente al successo di gioco, dall'Eccellenza al Cnd) e una prima stagione fra i professionisti, tormentata (anche in quel caso 2 cambi di allenatore) ma più ambiziosa del 2010-11. Nel novembre 1997 la compagine societaria cominciò a scricchiolare: Meliani contestò pubblicamente la gestione di Posarelli (che era il presidente) e Gerbi i quali, a suo dire, non lo coinvolgevano nelle decisioni dirigenziali. Le divergenze si acuirono al momento dell'esonero di Roberto Clagluna, sostituito in panchina dal direttore generale Gianluca Signorini (affiancato da Alessandro Mannini e poi anche da Antonio Baldoni). Meliani si dichiarò disponibile a rilevare le parti dei due soci, avendo un programma per guidare la squadra in prima persona. Alla fine rimasero Gerbi (nuovo presidente) e Posarelli, ma per la definizione del quadro (con l'uscita di scena da parte di Meliani) si dovette attendere addirittura il maggio 1998: in tutto circa 6 mesi, per fortuna non nel bel mezzo del mercato. Il Pisa ripartì dal diesse Giovanni Botteghi e da mister Francesco D'Arrigo (che a quanto pare anche Meliani avrebbe scelto). Pure allora vigeva il regolamento degli under, meno complesso ma più ferreo: un classe 1978 in campo per tutta la partita, altrimenti sconfitta 2-0 a tavolino, inflitta al Pisa in seguito al match con il Prato. Nel rispetto di questo vincolo si costruì una squadra senza grandissimi nomi, ma molto esperta, che domenica dopo domenica nel 98-99 asfaltò letteralmente quella che adesso si chiama Seconda Divisione. Ora invece i nerazzurri partono da una categoria superiore. L'anno dopo il team rossocrociato sfiorò addirittura il secondo salto, fermandosi in C1 ad un punto dal Siena e alla sconfitta in semifinale playoff con il Brescello. M.B.
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