Il Tirreno

Pisa

La stima di un esperto salverà il Pisa

Antonio Scuglia
<b>AC PISA</b> L&#146;esultanza dopo un gol; a sinistra Cesare Cava
◗
AC PISA L’esultanza dopo un gol; a sinistra Cesare Cava

Battini e Camilli concordano il percorso per il nuovo assetto societario

3 MINUTI DI LETTURA





 PISA. Nerazzurri, le carte ora sono quasi tutte in tavola dopo la "chiacchierata a distanza" fra Camilli e Battini. E la crisi che minacciava di paralizzare il club - almeno in teoria - si avvia verso una soluzione onorevole per tutti, e soddisfacente per la città.  Ora è necessario che si passi dalle dichiarazioni di principio alla loro trasformazione in fatti. Possibilmente, anzi necessariamente, in pochi giorni.  La strada indicata nelle ultime 48 ore, benché separatamente, dal presidente Battini e dal socio di maggioranza Camilli, che hanno ormai deciso da tempo il "divorzio", è la più logica: fare stimare il valore delle quote da un esperto esterno, e sulla base di quella stima uno dei due comprerà e l'altro uscirà di scena. Chi dei due sarà il compratore, dice la ragionevolezza, è Carlo Battini: Camilli non può possedere due società e non ha potuto vendere il Grosseto. Quest'anno deteneva nominalmente il 20% dell'Ac Pisa, e il 31% era nelle mani del suo legale Enrico Valentini: nessuno è andato a cercare il pelo nell'uovo. Ma se compra, direttamente o indirettamente, tutto il Pisa, senza avere qualcuno che rilevi immediatamente tutto il club, caccerà in un vespaio sé stesso e la società. Siccome stiamo parlando di un dirigente e imprenditore serio ed esperto, è difficile immaginare una simile avventatezza.  Dall'altra parte, Battini non ha vincoli di quel tipo: comprare (e gestire) tutto il Pisa è un bagno di sangue, ma la moglie e la figlia lo sostengono con forza.  Come si può operare? Nelle ultime settimane Cesare Cava, coordinatore del Cda, dopo aver tentato in tutti i modi una ricomposizione dei dissidi partiti - almeno così sembra - dalla questione Cittadella dello Sport, ha cercato percorsi alternativi: se non si può salvare il matrimonio, si può comunque evitare di fracassare piatti e mobilio e bruciare la casa comune. La soluzione pacifica (una... separazione consensuale) è proprio quella di affidarsi, di comune accordo, a uno o più professionisti che stimino il valore economico delle quote. Che non è un valore ideale: se giudichiamo solo le partite positive (bacino di utenza, amore del pubblico - quest'anno quarto in Italia in C e superiore a molti club di B - e potenzialità sportive), il Pisa dovrebbe costare decine di milioni di euro; se giudichiamo solo i conti economici (giocoforza sempre in rosso perché i costi superano inevitabilmente i ricavi), chi se ne va dovrebbe lasciare addirittura dei soldi sul banco.  Il percorso appena indicato è quello più indolore, onorevole, condiviso e celere. Il perito stima, Battini compra, Camilli vende.  L'alternativa è il contenzioso. Il Cda è numericamente favorevole al presidente (Bottone, Sbrana, Battini, Palmas, Cerboni che rappresenta Camilli), la conta delle quote a Camilli (20% lui e 31% Valentini: 51 contro 49). La contrapposizione è possibile e porterebbe a un solo esito: lo stallo totale e alla fine la parola agli avvocati e le carte in tribunale. Sia Battini che Camilli in questi due anni hanno pagato milioni di euro: con la lite diventerebbero soldi buttati. Senza contare il drammatico risultato per la città. Anche per questo, è difficile comprendere le ragioni di chi cerca di acuire i dissidi fra i soci dell'attuale Ac Pisa anziché aiutare, anche stemperando i toni, una soluzione negoziale della vicenda.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa