Il Tirreno

Pisa

Camilli rilancia: «Compro tutto io»

Francesco Loi
<b>RILANCIO INATTESO. </b>Piero Camilli
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RILANCIO INATTESO. Piero Camilli

«Fra me e Battini, uno deve prendersi tutto. La guerra danneggia il Pisa»

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 PISA. «O io o lui». Io è Piero Camilli. Lui è Carlo Battini. Il colpo di scena è clamoroso. «O io» significa che Camilli è più vicino al Pisa di quanto si potesse pensare. Per il presente e, a seconda di come andranno le cose, anche per il futuro. Camilli (ri)scende in campo. Al telefono risponde con tono carico e propositivo come non si sentiva da tante settimane. L'Ac Pisa 1909 è ad una svolta. «O io o lui» è il bivio cui siamo di fronte. E' il perno che può sbloccare lo stallo. Nelle parole che seguiranno di Camilli c'è anche un altro aspetto che fa pensare: il Comandante parla legando sempre il Pisa e la Cittadella dello Sport.  Cominciamo la chiacchierata partendo dalla convocazione per il 9 luglio prossimo dell'assemblea dei soci presso la sede dell'Ac Pisa 1909 in piazza Mazzini.  Camilli, il suo socio Battini ha convocato l'assemblea dei soci: quali scenari ci troviamo di fronte? Iscrizione a parte, in città ci si interroga di come il Pisa potrà, effettivamente, andare avanti...  «L'assemblea conta per quello che conta. Cioè molto poco. E poi c'è anche un consiglio d'amministrazione che non va bene così com'è e che va cambiato».  Non si tratta quindi di una data comunque importante per capire il futuro del Pisa?  «Non è importante, perchè il problema di fondo è un altro. Vorrei ricordare che la maggioranza è in mano ad alcuni soci, tra i quali il sottoscritto; e se questa maggioranza è dalla mia parte non è per volere di Babbo Natale, ma perchè l'ho pagata più degli altri. E il ragionamento dovrebbe proseguire...».  Proceda pure...  «Quando sono entrato nel Pisa non c'era più niente. Abbiamo ricostruito e vinto il campionato di serie D. Poi abbiamo messo il necessario per fare il salto doppio in C1. E nel frattempo, anche in questo periodo, ho continuato ad onorare gli impegni, anche economici, che avevo preso con i giocatori del Pisa».  Niente da eccepire. Però lei ha dichiarato di voler uscire dal Pisa e questo ha messo il club in difficoltà, anche per i suoi rapporti tesi con Battini...  «Dico che a fare una guerra ci rimette solo l'Ac Pisa. E questo mi dispiace e non voglio che sia così. Io parlo con tanta gente, e il Pisa sta facendo ridere l'Italia. Non ha un programma, non ha una linea. Ora dobbiamo decidere cosa fare. Per il Pisa e per la Cittadella dello Sport: ricordate che è cominciato tutto da lì, vero? Io sono a 600 chilometri da Pisa e devo potermi fidarmi delle persone che stanno lì».  Qual è quindi la soluzione che propone?  «Bisogna dare una svolta: o compro io o compra Battini. O l'uno o l'altro. Non so se lui ce la possa fare da solo. Ho sentito dire che nel prossimo giugno ha intenzione di portare le chiavi dal sindaco se non riceverà un certo sostegno dalla città. Se queste sono le premesse, conviene che le chiavi al sindaco le porti subito. Il Pisa non può essere destinato ad una fine simile».  Dovrete affrontare una trattativa per le quote. Ma è possibile un accordo senza troppe complicazioni, per il bene del Pisa?  «La strada è una: facciamo stimare l'Ac Pisa 1909 e il progetto della Cittadella dello Sport. Poi prenderà tutto o l'uno o l'altro».

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