Sicurezza
Presto all'asta la palazzina del vecchio Pisa
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2008-09 Pomponi durante la gara fra Pisa e Piacenza persa per 3-1 allArena Fallimento Pomponi: l'ex presidente ha dei sospetti sulla retrocessione
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PISA. Andranno presto all'asta a Pisa i beni del fallito Pisa Calcio targato Covarelli-Pomponi (specifichiamo per evitare equivoci: quella società non c'entra niente con il Pisa di oggi), in primis la palazzina di via Montanelli. Il tribunale fallimentare di Roma ha infatti passato l'incarico a quello pisano per la vendita dei beni facenti parte del vecchio Pisa, come ramo d'azienda della Iniziativa 2003 che lo aveva incorporato. Nei prossimi giorni Luca Pomponi sarà a colloquio con il professor Francario, curatore fallimentare: l'ex presidente ha raccolto diverso materiale (testimoniale e cartaceo) riguardante la sciagurata stagione 2008-09, soprattutto delle ultime giornate. Infatti il curatore, in seguito alle dichiarazioni di Covarelli su Pisa-Bologna dell'anno prima, vuole capire se eventuali comportamenti di una o più persone negli ultimi mesi della gestione Pomponi abbiano potuto determinare i risultati negativi che alla fine hanno portato alla retrocessione e quindi al diminuito (o meglio azzerato) valore economico del ramo d'azienda, a discapito anche dei creditori fallimentari. Il fallimento fu pronunciato 26 luglio 2010 e il curatore è stato diverse volte in città per visionare e sigillare la vecchia sede di via Montanelli, recuperando le scritture contabili e i bilanci dell'azienda. Il 4 novembre, Francario ha assistito il giudice delegato Taurisano, presso il tribunale di Roma, nell'udienza di verifica dello stato passivo, che ammonterebbe a circa 7 milioni di euro. Oltre la metà sono i crediti della Banca di Bientina (ora Banca della Valdinievole), il resto "appartiene" a una novantina di privati. Erano presenti, per essi, gli avvocati Fabio Poggianti, Paolo Pieracci e Lorenzo Bonanni. Con loro il collega Andrea Bottone che rappresenta il comitato Salviamoci, ovvero tutti quegli sportivi che versarono parte dei loro risparmi nel disperato tentativo di salvare il Pisa prima che fosse cancellato dai professionisti. Molti dei legali che assistono i creditori pisani si sono domiciliati presso l'avvocato romano Maione. Ma chi sono i creditori? Praticamente tutti quelli che hanno avuto a che fare finanziariamente col Pisa di Pomponi. Il quale sperava di poter ottenere il concordato preventivo con i soldi che gli doveva Covarelli, tre milioni di euro che però ora sono affondati (se esistono) nel crac del Perugia. Fra i giocatori, quello che deve avere più soldi è Emanuele D'Anna (217mila euro), seguito da Degano (105mila), Morello (40mila) ed altri, fra i quali il giovanissimo Bussi della Primavera, ora al Mezzocorona. Poi ci sono Cinquini, Piovanelli, Giordano, Mariani e tanti altri, ci sono tutti i lavoratori della sede del Pisa: il ragionier Saverio Magagnini, la segreteria, gli addetti vari che non hanno riscosso gli stipendi. E i fornitori di materiali, ospitalità, impianti: gli Ospedalieri, Abitalia per 80mila euro, l'avvocato Grassani per 70mila euro. Si è insinuato nel fallimento lo stesso avvocato Papa, il legale romano di Pomponi, per 126mila euro. A.Sc.
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