Il Tirreno

Pisa

I retroscena del summit di sabato

Chianciano, vertice diviso in due tempi

Chianciano, vertice diviso in due tempi

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 PISA. Piero Camilli da una parte. E Carlo Battini dall'altra. Con due posizioni ben distinte. L'incontro di Chianciano Terme, sabato pomeriggio, ha aggiunto ulteriore incertezza al destino della società nerazzurra, alle prese con un problema complesso e con i festeggiamenti per la salvezza ormai lontani anni luce.  Ma una cosa il summit l'ha chiarita: tra loro non può esserci alcuna intesa per andare avanti insieme alla guida del club. Un divorzio in piena regola.  Di momenti di tensione ce n'erano già stati sia l'anno della serie D che nell'ultima stagione. In un modo o nell'altro però erano stati sempre superati. Stavolta è diverso. Nessun margine di riconciliazione. Troppo diversi i due personaggi, per carattere e caratteristiche.  Dell'incontro di Chianciano, a distanza di pochi giorni, emergono particolari che spiegano ancor più le distanze emerse. Il summit di sabato è stato come una classica partita di due tempi, compreso l'intervallo.  Primo tempo con una mano tesa di Battini per cercare un punto di contatto, ma poi tutto di Camilli, durato pochissimi minuti, molta rabbia. E alla fine, pare, un pugno sul tavolo e l'abbandono della stanza dove si stava svolgendo la riunione tra i soci.  Quindi una lunga pausa, con il commercialista Cesare Cava che ha raggiunto Camilli fuori dal luogo dell'incontro. Dopo un po' il Comandante è rientrato e, con toni meno accesi, il vertice è andato avanti.  La discussione non ha prodotto i frutti sperati. I tentativi di accordo non sono approdati ad intese e nemmeno hanno avvicinato le parti. Ma questo, dopo tante settimane di distanza tra i soci, era improbabile che succedesse. Era contenuto nel più facile dei pronostici il fatto che un solo incontro non potesse bastare a sbloccare varie situazioni che si sono trascinate a lungo.

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