Il Tirreno

Pisa

Taddei: a Pisa verrei volentieri

Ma.Be.
Sopra e a sinistra Riccardo Taddei in azione quando giocava nel Brescia
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Sopra e a sinistra Riccardo Taddei in azione quando giocava nel Brescia

L'ultima esperienza a Trieste (14 presenze e tre gol)

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 PISA. Riccardo Taddei è più forte di tutte le difficoltà. A inizio stagione il fantasista vecchianese si era riappropriato della serie A (sebbene solo per 4 finali di gara nel Brescia). Una categoria lasciata 10 anni fa a Firenze fra gravi infortuni a catena ripartendo dalla C2. A gennaio si è rimesso in discussione in B a Trieste, offrendo 14 buone prestazioni e 3 gol.  Nel mezzo il Pisa, la squadra del cuore, a cui si era offerto per la C1 già lo scorso inverno.  Riccardo, una retrocessione sia per la Triestina sia per il Brescia: a livello personale come giudichi la stagione?  «Il calcio è uno sport di squadra. Comunque riesco a trovare un bagliore di luce in questa annata. Ho riassaggiato la serie A, ma non come avrei voluto e, senza presunzione, anche meritato. A Trieste le prestazioni a livello individuale sono sempre state positive».  Hai completato la grande rincorsa dalla C2 alla serie A...  «È stata la soddisfazione più grande. Se ripenso a tutto ciò che ho passato, solo un pazzo avrebbe scommesso che sarei tornato in A. Purtroppo non mi è stata data la possibilità di giocare molto e ho preferito andar via anche perché ero in scadenza di contratto».  Con la Triestina hai un vincolo che andrà oltre il 30 giugno? «No, sono ancora in scadenza. Il prolungamento era legato alla salvezza. Sono in cerca di una squadra».  Quest'anno si era parlato di te a Pisa: quanto sei stato vicino al nerazzurro?  «Per gennaio la mia volontà era grande, ma non ce n'era altrettanta dall'altra parte. Mai dire mai».  In quel momento la società puntava su altri giocatori...  «All'epoca l'allenatore (Semplici, ndr) sponsorizzava l'arrivo di Fanucchi, con cui aveva già lavorato. Forse c'era anche qualche dubbio su di me a livello fisico. Sono contento di aver dimostrato di star bene. A Trieste ho sempre giocato».  Cosa faresti per poter approdare nel Pisa?  «Per me sarebbe una grande soddisfazione. Per dire di no al Pisa mi dovrebbero proporre condizioni inaccettabili. Io mi sono già messo a disposizione a gennaio. Rimango della stessa idea e non vorrei dire altro».  Eri disposto anche a sacrifici economici?  «Ho dato la mia disponibilità a prescindere dalla categoria. Ero in serie A, dove non giocavo, ma ero pronto a lottare per la salvezza in C1. Il discorso si è arenato prima di poter parlare di altri aspetti».  Nel Pisa ci sono tanti giocatori assistiti come te dall'avvocato Rispoli...  «Ho parlato con Amoroso. Siamo amici al di là del calcio. Ho sentito anche Carparelli e Tabbiani. Conosco Calori. Mi avrebbe fatto piacere giocare con questi ragazzi».  Eri in campo in una gara che vorremmo dimenticare: come hai vissuto Pisa - Brescia del 2009?  «È stata la partita più difficile della mia carriera. Mi sentii sollevato quando mister Cavasin decise di sostituirmi dopo l'espulsione di Vass. Il Pisa nelle ultime 4-5 giornate di campionato era bloccato dalla paura. Il Brescia non fece niente di particolare per vincere. Sono stato accusato da qualcuno: ma cosa avrei dovuto fare? Prima della gara Cavasin venne a chiedermi se me la sentivo di giocare. Per rispetto del mio lavoro e del Brescia non potei dire di no. Ma non potevo essere al 100%. Ricordo che mi conquistai una punizione dal limite. Baronio mi chiese se volevo calciarla, ma io gli risposi di tirarla lui: per me la porta del Pisa era diventata strettissima».

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