Il dolore
Camilli: «Sì, vendo le mie quote»
Francesco Loi
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PROTAGONISTI. Sopra, Piero Camilli, che vuole lasciare il club; a fianco lallenatore del Pisa, Dino Pagliari, uno dei punti fermi La decisione in seguito alla rottura con i soci per la cittadella dello sport
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PISA. «Sì, voglio vendere le mie quote nel Pisa». Dopo le voci che abbiamo riportato ieri, giunge direttamente la conferma di Piero Camilli. I dissidi tra soci sulla cittadella dello sport hanno finito per riguardare in pieno anche le prospettive della squadra nerazzurra. Con questa dichiarazione del Comandante la crisi di rapporti con gli altri compagni d'avventura, sia nel Pisa che nella cittadella, raggiunge il culmine. La corda è tesa, fino quasi alla soglia di rottura. Si tratta davvero di un punto di non ritorno? La voce di Camilli al telefono è tanto decisa, quanto rilassata. Più del solito. Ma procediamo per gradi. La prima questione è: dopo l'elenco di date per l'incontro (da venerdì a lunedì prossimi) e la disponibilità dei soci ad andare fino ad Acquapendente, si terrà finalmente il summit che dovrà mettere tutte le carte scoperte sul tavolo? «La prossima settimana ci vedremo e parleremo», dice. Dunque, è probabilmente lunedì il giorno dell'incontro, in attesa di altre conferme. Quindi la domanda essenziale: sono reali le voci di un disimpegno di Camilli dal Pisa? «Certo che sono reali, queste sono le mie intenzioni», è l'affondo. La burrasca è cominciata con la cittadella dello sport. Storie, a quanto pare, di importi cambiati relativamente alle singole quote dei soci (lo stesso Camilli, Carlo Battini, Andrea Bulgarella e Stefano Sbrana). «Dovevamo fare la cittadella dello sport insieme - dice il Comandante - ma è un percorso che si è interrotto. Non posso andare avanti con persone con le quali non ci troviamo d'accordo. E la cittadella è legata al Pisa. Perciò vendo le quote». Camilli aggiunge: «Quando sono arrivato io il Pisa non c'era. Abbiamo fatto un ottimo lavoro per ricostruirlo e riportarlo dove si trova, magari spendendo un po' troppo. Ho svolto il mio compito, ora è giunto il momento che se ne occupi qualcun'altro, le mie quote sono a disposizione. Non so se vuole prenderle tutte Battini, vediamo quello che succede. E' tutto in divenire». Quest'ultima aggiunta di Camilli è importante. Anche se poi chiude subito la porta che sembrava riaprirsi. «Se ci sono possibilità di un ripensamento? No, la mia intenzione è cedere e passare la mano ad altri». Ecco quindi la corda che si tende in maniera pericolosa, fino ormai al punto di rottura. Camilli ha tenuto in stallo anche la programmazione del Grosseto, ma non ha mai detto di voler lasciare il club maremmano. In riferimento al Pisa la sua posizione è assai differente. I contrasti per il progetto della cittadella si sono già riversati sull'Ac 1909. L'incontro con i soci diventa ancor più decisivo per dar modo alla squadra nerazzurra di ripartire con qualche certezza. Essenziale, per il passaggio di quote, è che Camilli stabilisca, e lo comunichi ai soci, il valore del suo 51%. Ma ci sono sempre quelle due parole («in divenire») che sembrano lasciare un po' aperta la partita.
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