Sicurezza
Camilli sempre più lontano dal Pisa
Francesco Loi
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Sopra Camilli con Battini Salta l'accordo per la cittadella. Appello di Battini: ora dicci cosa vuoi fare
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PISA. Non solo la cittadella dello sport. Piero Camilli sembra avere, al momento, anche l'intenzione di lasciare l'Ac Pisa. Per ora sono voci. Ma le incertezze dei giorni scorsi si sarebbero sciolte in una serie di contatti, anche in sede, per manifestare questa intenzione. La sostanza delle chiamate è presto detta: verificare l'esistenza di un acquirente per le quote. Camilli è, direttamente e indirettamente, a capo del 51% dell'Ac Pisa. Il tam tam si è presto diffuso, anche come spiegazione allo stallo di questa fase. La scelta di lasciare il progetto della cittadella potrebbe quindi rivelarsi una sorta di porta di servizio per uscire anche dal sodalizio nerazzurro. A maggior ragione urge l'incontro tra soci per dirimere ogni questione in sospeso. E, nel caso, trovare una nuova destinazione al 51% diventerebbe la principale delle questioni. Perchè, per andare dalle parole ai fatti, occorrono due passaggi essenziali: fissare un prezzo per questo 51%; individuare qualcuno disposto ad acquistarlo. Intanto Camilli si è chiamato sicuramente fuori dal progetto della cittadella dello sport. Di questo ha informato tutti. Ma è possibile una ricomposizione? La risposta è sempre la stessa: sulla carta può succedere di tutto, ma fino a quando i soci non si incontrano c'è poco da aggiungere. Il presidente Carlo Battini sta attento a non gettare benzina sul fuoco: «Piero non è obbligato a stare nel progetto della cittadella, nonostante si fosse impegnato anche pubblicamente. Mi auguro si ravveda, le porte sono sempre aperte. Specifico anche che la cittadella nasce per dare una mano al Pisa, non per essere di ostacolo». In ogni caso il progetto della cittadella è destinato ad andare avanti: dovrà essere composta una nuova società senza Camilli, con Battini, Bulgarella e Sbrana. In questa fase però sono soprattutto le prospettive dell'Ac Pisa ad essere nel mirino. «Camilli è intenzionato a vendere le sue quote? Non lo so - riprende Battini -: se così fosse ce lo faccia sapere, in modo che possiamo muoverci di conseguenza. I regolamenti interni dicono che per prima cosa deve rivolgersi ai soci. Magari sa già a chi passare. Però l'importante è riuscire a parlare di persona, per chiarire ogni cosa». Battini conferma la disponibilità dei soci ad andare fino ad Acquapendente per agevolare Camilli e rivela: «Gli abbiamo segnalato quattro giorni in cui siamo pronti ad andare ad Acquapendente: da venerdì a lunedì prossimi, sabato compreso. Attendiamo una sua risposta. Ho sempre pensato di andare avanti insieme, e lo penso; in caso contrario vorrà dire che resterà uno dei due». Ma se non ci fosse una ricomposizione, quali scenari potrebbero aprirsi? Battini, che ha già il 40%, potrebbe aumentare la sua partecipazione fino a raggiungere la maggioranza. Ma molto difficilmente fino a coprire tutto il 51% di Camilli. L'ingegner Bulgarella ha da tempo fatto sapere a chiare lettere che il progetto della cittadella è una cosa (e ci sta dentro), un pezzo di proprietà del Pisa un'altra (che non rientra nei suoi interessi). La ricerca di un nuovo socio sarebbe quindi l'esigenza primaria in caso di un definitivo distacco di Camilli. Le soluzioni andrebbero trovate in città e dintorni. Per questo però è ancora presto. I colpi di scena non sono da escludere. Il calcio è nel caos per svariati motivi e anche per il Pisa non è un momento facile. Tra l'altro ci sono alcuni adempimenti (come il pagamento degli stipendi) da sistemare nel giro di pochi giorni. Ecco perchè l'incontro tra i soci deve giocoforza sciogliere nodi fondamentali. C'è una domanda che aleggia e che forse potrebbe spiegare anche le mosse di Camilli: c'è uniformità di vedute su come impostare la dirigenza e la nuova squadra? Camilli, alle prese con accese polemiche di carattere politico, tiene fermo (ma non cede) anche il Grosseto. Pisa però tutto questo non se lo aspettava.
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