La manifestazione
Doveva essere una giornata di festa e sport, ma si è trasformata in una mesta pedalata
Tristezza al passaggio del Giro
Antonio Tognoli
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Uno dei tanti cartelli dedicati allo sfortunato corridore belga e a fianco il passaggio dei girini sullAurelia, a Porta a mare, prima della S. Gobain Assai contenuto anche il tifo dei pisani sull'Aurelia
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PISA. La quarta tappa del "Giro d'Italia" doveva essere una bella giornata di sport, per tutti gli appassionati delle due ruote, che vedeva protagonista anche la nostra città, anche se di passaggio. Invece la quarta tappa partita da Quarto dei Mille con arrivo a Livorno è stata un passaggio con la morte nel cuore per tutti i corridori, per la triste scomparsa del corridore belga Wouter Weylandt, tragicamente morto lunedì dopo una caduta. Il gruppo partito alle 11.53 da Quarto ha tenuto una velocità media di 30 Km/h e tutto ciò ha provocato ritardo sia nei passaggi intermedi che nell'arrivo, in una gara non valida per la classifica generale e con il lutto al braccio. I girini sono entrati nella nostra provincia, o meglio nel Comune di Vecchiano, intorno alle 15.28 a Migliarino. Il plotone ha raggiunto Barbaricina alle 15.43. In testa al gruppo la formazione della Liquigas di Vincenzo Nibali. Dopo i tragici fatti di ieri i corridori hanno deciso di alternarsi al comando della corsa, dieci chilometri per ciascuna squadra, fino ad arrivare a Livorno, quando la Leopard-Trek arriverà compatta in memoria di Weylandt. Una tappa triste. Molti sportivi comunque non si sono volute perdere il passaggio del gruppo, con un tifo molto contenuto per la tragica scomparsa del corridore belga. Da Migliarino, passando per l'incrocio di Barbaricina e arrivando poi su tutta l'Aurelia (chiusa al traffico dalle 14.30 e riaperta subito dopo il passaggio della vettura di fine corsa). "Ciao Wouter" era uno dei molti striscioni di saluto al corridore belga. Ma molte sono state le parole dei tanti appassionati accorsi lungo la strada. «Ancora una volta è stato dimostrato, quanto il business sia più importante di una vita umana - dice Francesco grande appassionato di ciclismo -, il Giro doveva fermarsi dopo il grave lutto di ieri». Per Claudio invece la tappa che arrivava a Livorno è stata bruciata: «Peccato perché sarei stato curioso di vedere come i corridori avrebbero affrontato la salita di Montenero. Con la decisione di correre ugualmente dopo la scomparsa di Weylandt, sono stati penalizzati anche gli appassionati di ciclismo. Per i valori umani non c'è rispetto. L'importante è che il giro vada avanti. Questo non è giusto dopo la tragedia di lunedì».
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