Il dolore
Camplone sfida i nerazzurri
Massimo Berutto
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PISA-LANCIANO. La gara di andata: sopra, mister Camplone; a destra, Marco Carparelli semina il panico in area avversaria. Finirà 1-1 Il tecnico del Lanciano: «Ultima chance per i playoff»
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PISA. Lanciano-Pisa sarà la sfida fra due vecchi amici. Il mister abruzzese Andrea Camplone e il diesse nerazzurro Vincenzo Minguzzi hanno condiviso la promozione in A del Pescara nel 1986-87 (insieme al Pisa e al Cesena). Terzino l'uno, portiere di riserva l'altro. Il primo era all'inizio di una luminosa carriera, il secondo all'ultimo grande successo da calciatore. Mister Camplone, cosa ci dice di Minguzzi? «Era un giocherellone». Era soprannominato Tarzan: come mai? «Perché in porta era un pazzo scatenato. Noi compagni non gli davano molta fiducia. Una volta lui parò un rigore ma noi non pensavamo ci riuscisse, dunque lasciammo l'avversario libero di segnare sulla respinta. Minguzzi ci rincorse per tutto il campo. Bei tempi. Era un calcio molto diverso da quello attuale: c'era più spogliatoio. I giocatori, una volta firmato un contratto, non potevano trasferirsi liberamente, dunque si creavano gruppi più uniti». Ci rivela un Minguzzi inedito, per noi che conosciamo un ds serio e riservato... «Era molto diverso. Ora ricopre una carica importante ed è nell'età della maturità. Da giovani siamo stati tutti bambinoni». Fra i nerazzurri ce n'è uno che lei ha avuto a Cava dei Tirreni... «Un grande: Favasuli. Ho visto il gol che ha realizzato domenica scorsa. Un ragazzo troppo forte, serio, positivo, ottimo per il gruppo». Come arriverà il suo Lanciano al cospetto del Pisa? «Arriviamo dopo una bella prestazione a Taranto e siamo carichi». Il pareggio, nella gara che eravate chiamati a vincere, quanto pesa sulla vostra corsa ai playoff? «È stata molto pesante la sconfitta interna con il Cosenza, perché arrivata in prossimità dello scontro diretto di Taranto. Siamo usciti fra i fischi. Ma ancora non è detta l'ultima parola. Il Taranto giocherà a Castellammare, l'Atletico Roma incontrerà la Cavese. Se pareggiano e noi vinciamo, torniamo in cosa. Se invece vincono e noi pareggiamo, siamo fuori». Siete la squadra che ha pareggiato di più nel girone: un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? «Mezzo vuoto. Diversi pari sono giunti in partite nelle quali avremmo meritato la vittoria. Abbiamo sbagliato tante palle-gol e fallito rigori sullo 0-0, finendo per disputare un campionato anonimo». Come legge i 41 punti in classifica? «Con 40-41 punti una squadra può stare tranquilla e non dovrebbe chiedere più nulla al campionato. Invece noi dobbiamo sperare in qualcosa di più, essendo partiti con il proposito di vincere». Battendo Pagliari eguaglierebbe i 44 punti raccolti dal suo collega sulla panchina del Lanciano... «Un dato che conta poco. Anche lo scorso anno il Lanciano partì per vincere il campionato e ora si sta ripetendo sugli stessi punti. Avremmo potuto ottenere qualcosa in più, ma evidentemente meritiamo quello che abbiamo». Come lo scorso anno una sfilza di pareggi e nessun attaccante sopra la soglia dei 6 gol... «L'ossatura di squadra è la stessa. Abbiamo cambiato bomber, scegliendo Di Gennaro, un attaccante abituato a segnare. Abbiamo variato il modulo, con 3 punte invece di 2. Abbiamo realizzato molte reti con i centrocampisti, ad esempio Di Cecco». Che Pisa si aspetta? «Conosco l'allenatore: non è un tipo che va allo sbando, ma è metodico. Non so chi giocherà fra Mosciaro e Carparelli. Comunque mi aspetto una squadra chiusa e pronta a ripartire».
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