Il Tirreno

Pisa

Oshadogan, quanti ricordi!

Massimo Berutto

Doppio ex e allievo affezionato a Pagliari

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 PISA. Foggia-Pisa non può che essere una sfida speciale per Dayo Oshadogan. La squadra della città che gli ha presentato il grande calcio contro la formazione dove è cresciuto e per cui tifa. Zeman contro Pagliari: un allenatore solo sfiorato dal trentacinquenne stopper pisano e un altro conosciuto per un anno e mezzo a Lanciano.  Dayo, da un po' non si sente parlare di te...  «Ho visto altri campionati, girando un po' per l'Europa. Sono stato lontano per 5 mesi, ma ora sono di nuovo a Pisa».  Cosa hai pensato quando hai saputo che Pagliari era diventato il nuovo allenatore nerazzurro?  «L'ho chiamato subito per rivolgergli un grosso "in bocca al lupo". Mi sono permesso questa confidenza, perché lui veniva nella squadra di cui sono tifoso. Il Pisa secondo me ha fatto la scelta giusta. È un tipo a cui piacciono le sfide. Ha un'idea di calcio ben precisa. Per una compagine che è in un periodo di confusione, come è capitato al Pisa, Pagliari è l'allenatore adatto».  Anche a Lanciano risolse una situazione difficile...  «Il primo anno la situazione era più che difficile. Nella seconda stagione i tanti infortuni non ci consentirono di fare un grande campionato, ma comunque ottenemmo una buona salvezza».  Il mister è un vulcano, scherza molto e elude le domande: com'è nello spogliatoio?  «È un professionista serio e una persona schietta. La prima impressione può essere di un tipo burbero, invece ha un carattere brillante. Io gli ho fatto una previsione, che spero si avveri visto che sono tifoso del Pisa. Sono andato un po' oltre giugno e al di là della salvezza di questa stagione».  Il presente si chiama Foggia, la squadra che ti «rubò» ai nerazzurri nell'estate 1994...  «Il Pisa era ripartito dall'Eccellenza e per me fu un grande dispiacere. Mi capitò l'occasione di giocare in serie A: la dirigenza del Foggia venne a prendermi fin sotto casa. Mi convinsero e fu trovato l'accordo con il presidente Anconetani e con chi lavorava per lui. Se il Pisa non fosse fallito, non sarei mai andato via. Mi è sempre rimasto il cruccio di non essere mai tornato, il Pisa è qualcosa che mi porto sempre addosso».  Quanto inciderà lo stadio Zaccheria nell'economia di Foggia - Pisa?  «È stato il mio stadio per 5 anni, nel momento in cui stavo crescendo anche come persona. Lo ricordo con affetto. È un campo difficile per tutti. Può diventare tale anche per i giocatori di casa».

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