Il Tirreno

Pisa

C'era una volta il tifo dell'Arena

Marco Barabotti
<b>DELUSI.</b> Uno striscione esposto nella ripresa dai tifosi in curva Nord
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DELUSI. Uno striscione esposto nella ripresa dai tifosi in curva Nord

E in campo limiti tecnici e di personalità

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Il più grande handicap del Pisa di quest'anno è quello di non essere cresciuto in mezzo ai suoi tifosi. Lo hanno impedito due eventi in particolare, soprattutto il primo: il disgregarsi della Curva Nord dovuto a restrizioni a dir poco assurde - gli ultrà vivono giocoforza con meno intensità il rapporto coi giocatori e viceversa e la mancanza di quel tifo si sente eccome - e il fatto che la squadra si alleni per tutto il campionato in una struttura militare, seppure molto ospitale, ma inaccessibile al calore della gente.  È insomma una delle poche volte nella gloriosa storia calcistica pisana che non c'è "contaminazione" tra giocatori e tifosi: cosa, questa, che spesso ha fatto la differenza: o spingendo a prestigiosi obiettivi come una promozione o sostenendo la squadra verso la salvezza.  Ecco in buona parte spiegato, insieme a clamorosi errori e anche a limiti tecnici, lo sconvolgente primo tempo di ieri contro il Barletta, con una squadra totalmente priva di orgoglio e di cattiveria agonistica. Un tracollo riscattato solo in parte nella ripresa.  Occorre riequilibrare la barca. Il più grosso contributo deve venire dalla società che può intervenire in tre modi. 1) Rinforzando ulteriormente la squadra, soprattutto in difesa, con almeno altri due innesti: qui il livello di esperienza, di carattere e di personalità è davvero scarso e diventa stridente quando manca un vero incontrista a centrocampo come Passiglia (davanti, invece, bene all'esordio sia De Oliveira che Fanucchi e in settimana, con l'arrivo di Guidone, il reparto sembra sistemato). 2) Farsi sentire nelle sedi opportune, per arginare l'ondata devastante del controcalcio, in modo da fare sistema con le altre società e con un movimento di opinione, affinché ritorni il tifo vero negli stadi e soprattutto all'Arena, in modo da poter riavere il dodicesimo uomo in campo che è la Curva Nord. 3) Apparentemente sembra il meno importante, ma ha un suo peso psicologico non indifferente: studiare il modo di uscire dal bunker di Camp Darby e riavvicinare i giocatori ai tifosi.  

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