Sicurezza
Marzia Simili, l'altra metà del ring
Gianni Rosini
La pisana è la prima in Italia ad arbitrare fra i professionisti
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PISA. Una vita passata nel mondo della boxe, prima come figlia d'arte (il padre, Bruno Simili, è un ex pugile professionista) e poi come arbitro. Marzia Simili, pisana classe 1976, è oggi la prima donna italiana ed europea a rivestire il doppio ruolo di arbitro e giudice nel pugilato professionistico. Il 23 dicembre ha arbitrato l'incontro tra Milena Tronto e Angela Cannizzaro, valido per il titolo femminile professionistico italiano. L'incontro del 23 dicembre è stato il suo primo arbitraggio da professionista? «E' stato il terzo: ho debuttato a marzo con gli uomini e ho arbitrato anche un altro incontro a novembre, ad Arezzo, sempre maschile. Con il match del 23 dicembre ho arbitrato per la prima volta le donne a livello professionistico. Le avevo già arbitrate in passato, ma soltanto a livello dilettantistico, accompagnando anche la nazionale in Polonia». Da quanto tempo arbitra? «Nel 1997 ho fatto il corso per arbitro e giudice di pugilato ed ho debuttato nel 1998 ad Arezzo. Da quel giorno mi sono fatta dodici anni di gavetta, fino al debutto nei professionisti nel marzo 2010». Quando e come è veramente nata la sua passione per il pugilato? «Mio padre è un ex pugile professionista. Io sono cresciuta all'interno delle palestre e a bordo dei ring. Ho vissuto in prima persona questo sport fin da quando ero piccola, quindi posso dire che il merito di questa mia passione per la boxe è anche di mio padre». Il pugilato è considerato da sempre uno sport esclusivamente maschile. Lei è d'accordo con questa visione? «La boxe è uno sport in cui la forza fisica è importantissima, ma un elemento fondamentale di questa disciplina è sicuramente il cervello. Ho avuto la fortuna di arbitrare sia uomini che donne e mi è capitato di notare che, a volte, le ragazze hanno un modo diverso di rapportarsi allo scontro con l'avversario. Credo che le donne possano insegnare molto anche agli uomini, soprattutto per quanto riguarda l'approccio al combattimento». E lei non ha mai pensato di praticare questo sport? «Ho praticato pugilato solo nella versione autodifesa, insieme a mio padre, ma fino a 7 anni fa questa disciplina era esclusivamente maschile, quindi anche volendo non avrei potuto praticarla. Resta il fatto che sono contenta di aver intrapreso il percorso di arbitro e giudice di boxe». Ma cosa fa Marzia Simili nella vita, oltre ad arbitrare incontri di pugilato? «Il mio lavoro primario è quello di receptionist alla Saint-Gobain di Pisa. Oltre a questo, tengo corsi privati di nuoto e acquagym. Sono anche una personal trainer all'Accademia dello sport di Livorno». Per concludere... Il prossimo obiettivo? «Arbitrare all'estero. Sono il primo arbitro donna nei professionisti sia a livello italiano che internazionale. Quindi voglio cercare di esportare questo mio traguardo nel resto d'Europa».
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