Il dolore
HA ALLENATO IL MONZA
De Petrillo, un ex... mancato per poco
Massimo Berutto
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MISTER De Petrillo ai tempi del Pisa 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. È durata 10 gare l'esperienza brianzola dell'allenatore Alessio De Petrillo, già responsabile del settore giovanile rossocrociato, con 9 punti all'attivo. «Il fatto che io fossi pisano è stato superato quasi subito - precisa. - Anche il capo ultrà mi aveva detto di stare tranquillo. Una polemica creata da pochi. Monza è una città molto civile». Oggi mancheranno i tifosi monzesi, vista l'inutilità della gara per la squadra lombarda (già eliminata), e il divieto per i non tesserati ospiti imposto dal Casms. Ma il vice allenatore Riccardo Monguzzi, che era in curva sud per la finale dell'Arena nel 2007, ha garantito qualche stimolo in più alla squadra. Fatto sta che sul campo senza De Petrillo il Monza non ha risolto i suoi problemi: il sodalizio, che ha tra i proprietari il campione milanista Clarence Seedorf (in squadra il fratello Chedric, poco impiegato, e il cugino Stefano), nelle ultime 6 gare, prima sotto la doppia conduzione Tammaro-Monguzzi e quindi dopo l'arrivo di Verdelli, ha aggiunto appena 5 punti, valsi il penultimo posto nel girone A di Prima Divisione. De Petrillo rivendica il senso della sua gestione: «Il progetto era puntare sui giovani. Sono arrivato a garantire circa 20mila euro a partita, facendo giocare nell'arco dei 90' 4 ragazzi del'90 e 3 del'91. Purtroppo in un girone tosto puoi pagare dazio». Cosa avrebbe provato a sedersi in panchina all'Arena da avversario? «Mi auguravo di avere il Pisa nel girone. Non credevo che le squadre toscane fossero escluse dal raggruppamento del nord. Tornare a Pisa sarebbe stata una soddisfazione personale». Sul Pisa è sempre aggiornato: «Conosco Semplici: è un mio amico». Dunque chiediamo lumi a De Petrillo sulla mossa che ha fatto più discutere: Obodo trequartista. «Molte squadre giocano con un falso trequartista, collocando un centrocampista o addirittura un mediano dietro le punte per rompere il gioco. Un po' come era Pinzi nel Chievo».
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