Il Tirreno

Pisa

Mister grazie alla lite con Camilli

F.L.
Nella foto grande Semplici con il presidente Battini, a destra con dietro lo stemma del Pisa 1909 e sotto quando allenava il Figline
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Nella foto grande Semplici con il presidente Battini, a destra con dietro lo stemma del Pisa 1909 e sotto quando allenava il Figline

Ecco le curiosità sul nuovo tecnico nerazzurro

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 PISA. C'è sempre qualcosa che non accade per caso. Leonardo Semplici, ad esempio, è diventato un allenatore a causa di un litigio con Piero Camilli. Proprio così. Un destino disegnato con notevole abilità. L'episodio risale al 2002, quando il nuovo allenatore del Pisa era ancora un difensore. E il Comandante, già in sella al Grosseto, era il suo datore di lavoro. «Non andavo d'accordo con il presidente Camilli - ha ricordato qualche tempo fa lo stesso Semplici - e così a metà stagione rescissi il contratto e scesi in serie D a San Gimignano. Per un errore di tesseramento non potevo però scendere in campo. Nel frattempo la società era in difficoltà con il tecnico di allora e, visto che lo stipendio me lo dovevano pagare, mi chiesero se ero disposto ad allenare la squadra fino al termine del campionato». Quelle dieci partite residue rappresentarono il suo battesimo su una panchina.  La storia successiva del Semplici allenatore (fiorentino, classe 1967) è marchiata dal miracolo Figline, e da un'attività di rappresentante di commercio che non ha lasciato fino allo scorso anno, quando gli venne affidata la guida dell'Arezzo. Un'esperienza difficile («Ci sono state incomprensioni con il direttore sportivo Ceravolo», ha raccontato durante l'estate scorsa passata a sbirciare nei ritiri di alcune squadre), con un esonero nonostante buoni risultati, poi una nuova chiamata e di nuovo un esonero giusto alla vigilia dei playoff.  Niente però che cancella quanto realizzato in precedenza. Difensore nelle categorie, apprende l'arte di allenatore da cinque tecnici - Cosmi, Indiani, Sorbi, Braglia, Poggesi - che considera un po' i suoi maestri. Una linea tutta nerazzurra, quella tratteggiata Indiani, Sorbi, Braglia. «Da ognuno ho cercato di rubare i segreti. Indiani è stato il mio allenatore per 8 anni, a Cosmi mi lega la vittoria del 1996 (il ritorno dell'Arezzo nei professionisti dopo il fallimento, ndr)».  Appese le scarpette al chiodo concludendo la carriera nella Rondinella, nell'estate del 2004 lo chiama il San Gimignano, nel frattempo retrocesso in Eccellenza. Un anno ed è subito promozione nel Cnd. Passa al Figline e lì compie la cavalcata fino alla Prima divisione. Vittoria del torneo di Eccellenza, secondo posto nel Cnd, promozione in C2, promozione in C1. Totale: cinque stagioni da allenatore con quattro salti di categoria e un piazzamento d'onore. Nel febbraio 2010 si è aggiudicato la "Panchina d'argento" come miglior tecnico di Seconda divisione per la stagione 2008/2009.  «Cosa fa di un allenatore un vincente? Le motivazioni e il non sentirsi mai appagato». Da ex difensore, le sue squadre hanno sempre subito pochi gol. Si definisce «un tecnico che lavora molto sul campo, che si confronta continuamente con il proprio staff, a cui piace dialogare con i giocatori, ma sempre nel rispetto dei ruoli».

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