Sicurezza
DOPO LA SQUALIFICA
Pisani (Marinese) chiede scusa all'arbitro
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PISA. Ha visto il compagno di squadra, colpito da un avversario, stramazzare al suolo, svenuto e col volto insanguinato. Era il finale di gara di un Marinese-Palleronese (2ª Categoria) cattivo e spigoloso. E il capitano della squadra locale, Nicola Pisani, 26 anni, non ci ha visto più. E' andato dall'arbitro Tonin di Piombino, lo ha insultato e pesantemente strattonato, insieme ad altri suoi compagni. Dopo una carriera senza macchie (da due anni non salta una partita per squalifica), arriva uno stop da record: 44 mesi, praticamente un ergastolo sportivo. Ora Pisani è sotto choc, non parla da tre giorni, non si dà pace. Farà ricorso, assistito dall'avvocato Andrea Bottone, per chiedere che la sua squalifica sia ridotta. Ma intanto prende carta e penna e scrive all'arbitro, che nove giorni fa a Marina passò davvero un brutto quarto d'ora: alcuni stralci sono venuti fuori. «Caro Arbitro, - scrive Pisani, le scrivo questa lettera allo scopo di scusarmi profondamente ed esprimere il più ampio rammarico. Sono veramente mortificato e dispiaciuto. Gioco a calcio da quando sono bambino, non ho mai subito squalifiche a tempo, e negli ultimi due campionati, non ho subito squalifiche, giocando interi campionati nella Marinese, della quale sono da diversi anni il capitano». E ancora: «La mia reazione, che nei fatti è stata eccessiva ed ulteriore rispetto al mio reale volere, è scaturita da un tasso di adrenalina troppo elevato per la tensione agonistica a seguito di ripetuti interventi fallosi da parte della squadra avversaria, accompagnate da minacce e offese, e soprattutto dalla preoccupazione per aver visto Alessandro Vita, mio amico da sempre - per me un fratello - cadere privo di sensi a terra con il viso ricoperto di sangue. Ho temuto che potesse succedere una tragedia ad una delle persone che mi sono più care sulla terra. Per alcuni momenti mi sono sentito solo, e ho tentato di aggrapparmi a lei, quasi che fosse l'unica persona che potesse intervenire in una situazione drammatica. Spero che lei possa comprendere i motivi che hanno portato ad eccedere, e mi creda, non volevo offendere o ledere la sua dignità». A.Sc.
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