Sicurezza
«Sarò più forte dei fischi»
Massimo Berutto
Mosciaro torna da avversario nella sua città
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PISA. Finalmente inizia a segnare un numero 9 in maglia nerazzurra. Manolo Mosciaro ha timbrato il tabellino alla seconda occasione, dopo la buona prestazione senza reti con l'Atletico Roma ed il fastidioso stop prima della trasferta di Terni. E ora la «prova del 9» nella natia Cosenza. Lo scorso anno l'esplosione a Catanzaro con 18 reti, mentre in precedenza non avevi mai segnato così tanto: questione di maturità o di posizione in campo? «Secondo me gli anni precedenti sono stati utili, perché mi hanno fatto capire cosa significhi fare il calciatore. Non ero maturo, mi perdevo, e compromettevo la mia professione. Quando non giocavo mi arrabbiavo, e non riuscivo a dare quello che dovevo. Avevo bisogno di crescere. Spero che i frutti si vedano da ora in poi». A Pisa sei il terminale più avanzato e batti persino i calci di rigore: le condizioni giuste per un buon bottino di reti... «Ho trovato nel mister un'ottima persona che parla molto con i giocatori. Già questo è un aspetto positivo. Quanto ai rigori ne ho calciato uno, ma non capitano tutte le domeniche. I gol più importanti sono quelli su azione». Un cosentino nella propria città sentirà un brivido particolare? «È particolare giocare in un campo ad un chilometro da casa. Aspetto da tanto tempo questa partita. Voglio dimostrare ai miei concittadini di essere all'altezza». Come è stato accolto il tuo successo nel Catanzaro? «Un cosentino doc che gioca a Catanzaro è come un livornese nel Pisa. Io sono un tifosissimo del Cosenza, ma ho una famiglia e la fortuna di avere un buon lavoro. Per problemi familiari avevo necessità di avvicinarmi a casa. La verità è che il Catanzaro mi ha presentato un'offerta, mentre il Cosenza non si è fatto sentire. Comunque non devo giustificarmi». Ti aspetti un clima ostile? «Riceverò molti fischi, ma non mi farò condizionare, altrimenti non potrei giocare a calcio». Tu sei anche un ex del Cosenza: nell'anno in cui due squadre della medesima città si fronteggiavano in D tu da che parte stavi? «Ero nel Cosenza 1914, la società che è stata anche in serie B. Allora aveva come presidente Padre Fedele». L'anno più brutto per il calcio rossoblu? «Una stagione sofferta. Abbiamo giocato senza vedere un euro. Abbiamo fatto tanti sacrifici e ci siamo salvati».
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