Sicurezza
Tifosi, l'accordo non c'è ma il dialogo sì
Antonio Scuglia
Affollata assemblea al Marchesi: «Mai più pisani contro pisani»
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PISA. Mai più pisani contro pisani. Anche se su altri temi caldi, soprattutto "tattici", la tifoseria nerazzurra rimane divisa. Forse non basta, ma è un passo avanti. Venerdì sera l'auditorium del Concetto Marchesi ha fatto il pienone, letteralmente gremito da centinaia di giovani, meno giovani e anziani, per dibattere su quanto è avvenuto due domeniche fa all'Arena e su che cosa sta realmente avvenendo nello stadio pisano e negli altri stadi del Paese. L'assemblea è stata convocata dai gruppi della curva Nord, ma l'adesione è stata massiccia anche da parte della tifoseria "tesserata". Due ore di dibattito, anche caldo, senza che i toni trascendessero mai: da questo punto di vista l'iniziativa è stata un successo. Così come lo è stata la spiegazione - con ammissione di responsabilità - degli eventi del 22 agosto: i cori «che volevano essere contro la tessera del tifoso e non contro i nostri familiari in gradinata», hanno spiegato alcuni ultrà; le risposte con invito allo scontro di un gruppo di tifosi in gradinata, che a fine partita sono usciti in leggero anticipo sugli altri proprio mentre decine di ultrà andavano a invadere il loro settore prendendosela a quel punto con chi capitava e rimaneva, sbigottita e innocente vittima di aggressioni verbali e non solo. Il punto cruciale, chiesto a gran voce al Marchesi da chi in gradinata c'era (e a tifare Pisa, non a offendere la curva), è stato mettere in chiaro che comportamenti aggressivi nei confronti di altri pisani non sono tollerabili. E questa linea sembra essere passata. Sulla pacifica convivenza allo stadio un passo avanti importante è stato fatto. E' stato ammesso, d'altra parte, il ruolo attivo che la curva ha da tanti anni sia nel distinguere Pisa da città "addormentate" che nel tenere alta la fiammella della speranza quando la società, per due volte, è fallita. Restano aperti però gli altri motivi di discussione. Perché da una parte, in assemblea, la curva ha rivendicato il diritto di non accettare i divieti ai tamburi, agli striscioni, alla coreografia (mostrando i daspo arrivati persino per aver cambiato il proprio posto a partita in corso); dall'altra i tifosi "moderati" (fra loro molti vecchi ultrà) le hanno rimproverato di non mettere il Pisa davanti a tutto (circostanza contestata dagli stessi gruppi della Nord, a dire il vero); di offendere sistematicamente anche polizia e carabinieri, che sono lì per lavorare; di costare troppo, in termini economici, alla società per via delle multe che piovono ad ogni striscione o coro antigovernativo. In effetti il paradosso si è verificato due settimane fa: 10mila euro al Pisa per uno striscione e un coro, 20mila alla Roma per la guerriglia dei suoi ultrà a San Siro nella Supercoppa. «Il governo - sostengono i gruppi della curva - vuole eliminare sistematicamente tutte le tifoserie "pensanti": è per questo che ci colpiscono così duramente». Insomma, i punti di separazione sono ancora molti, e profondi. Ma già il fatto di aver parlato ed essersi guardati negli occhi, ed aver compreso che un tifoso pisano non può essere un "nemico", è un passo avanti. I gruppi della Nord sono «contenti per la grande partecipazione (c'erano centinaia di tifosi di tutte le età), ringraziamo i presenti. Secondo noi la serata è stata molto positiva. Tutti hanno avuto modo di esprimere le proprie opinioni. Chi è rimasto a casa ha perso una buona occasione per esprimere le proprie ragioni e confrontarsi e riflettere su quelle altrui».
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