La manifestazione
Ripescaggi, il cerchio si stringe
Antonio Scuglia e Francesco Loi
Il Pisa scala posizioni ma ci sono ancora molti ostacoli
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PISA. Ripescaggi, siamo alla stretta finale. Mentre le prime società che sentono odore di bruciato chiamano l'avvocato (leggasi Triestina, che non gradirebbe un salvataggio in extremis dell'Ancona), si avvicina la data del Consiglio federale, previsto per venerdì prossimo. Data nella quale avremo finalmente un po' di "nero su bianco" riguardo ai club che non hanno presentato il ricorso contro l'esclusione firmata Covisoc o che hanno prodotto documentazione insufficiente e/o fasulla. Pisa rimonta. La situazione aggiornata è la seguente. Nella graduatoria "lorda" dei ripescaggi in C1 il Pisa è intorno al 26º posto: tra tutti i club di C2 è primo per il parametro della media spettatori 2004-2009 (quasi 6mila spettatori a partita, più del doppio del Catanzaro che è secondo), secondo per la tradizione sportiva (dopo la Pro Patria), ma 49º per i risultati 2009-10 considerato che viene dalla serie D. Perchè graduatoria "lorda"? Perché in realtà tanti club non possono chiedere il ripescaggio in quanto appena spariti o falliti o già ripescati negli ultimi anni. I nerazzurri perciò balzano all'ottavo-nono posto. Chi è fuori. Quasi tutte le società che si trovano davanti ai nerazzurri in graduatoria stanno valutando se chiedere l'oneroso ripescaggio da 1 milione di euro (Pavia, Giulianova, Gela, Siracusa) o hanno già deciso di contenere le spese (Bassano e Prato). Avrebbero voglia di provarci Catanzaro e Paganese, ma prima devono risolvere, e di corsa, questioni importanti nel proprio assetto societario. Il Barletta è pronto. I posti a disposizione per ora sono sette: quelli già liberati da Mantova, Gallipoli, Perugia, Rimini, Arezzo, Marcianise e, in B, dall'Ancona (con recupero della Triestina). Da verificare i ricorsi della Cavese (situazione in miglioramento) e della Salernitana (il quadro resta complicato). Alla fine quindi i posti o rimanono sette o aumentano ancora di una unità. Possibilità. Molte cose fanno pensare che il Pisa sia vicino, vicinissimo al ripescaggio. Ma gli ostacoli palesi e occulti sono tanti: un'eventuale "amnistia" del Consiglio federale (venerdì 16) o i ricorsi dei bocciati al Coni, al Tar e infine al Consiglio di Stato. Le domande di ripescaggio vanno presentate entro il 23, poi a fine mese un nuovo Consiglio federale stilerà le griglie ufficiali dei ripescaggi. Con un'opzione da temere: la riduzione dei gironi di C1 e C2, preludio alla futura riforma della C (categoria unica con tre gironi da 20 squadre, quindi complessivamente ridotte da 90 a 60). Ma probabilmente non se ne farà di niente, mancando i tempi per riorganizzare giuridicamente i format dei tornei, con il rischio di far scattare i ricorsi di tutte le società private del ripescaggio. Parla Macalli. Il presidente della Lega Pro ai microfoni Rai: «Le società che rischiano di non iscriversi sono molte, di cui 8 sicure. Almeno 10 o 12 sono a rischio clamoroso per essere escluse, ma non abbiamo ancora raschiato il barile. La situazione è drammatica, anche sopra di noi. Il giorno che retrocedono rischiano anche loro. C'è una regola da rispettare: per fare calcio bisogna avere i mezzi finanziari. Le risorse sono male distribuite. C'è chi ingrassa come i maiali, la serie A, e chi brucia i miliardi (la B). Quello che succede quest'anno si ripeterà anche il prossimo, in maniera più grave». A precisa domanda, Macalli risponde: «Non devo dimettermi, le responsabilità non sono mie». Foto: le autorità del calcio italiano, venerdì impegnate nel Consiglio federale.
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