Finanza
Daniele Chiarini: tornerei volentieri
Massimo Berutto
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AMARCORD Chiarini in nerazzurro: lesultanza dopo un gol al Cittadella nel 2006-07 Il centrale difensivo fu ceduto dopo la promozione in B
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PISA. Il Pisa è a caccia di uno stopper di categoria, forte fisicamente e bravo di testa, che sappia interpretare il ruolo di centrale del terzetto arretrato in una sorta di ridefinizione moderna del vecchio ruolo di libero. In città e nel web circola il nome di Daniele Chiarini. Chiarini ricoprì quella posizione nella difesa a 3 di Piero Braglia, perforata appena 5 volte nel girone d'andata 2006-07, stagione conclusa con la promozione in B. Chi lo conosce giura che sarebbe pronto a percorrere la strada del ritorno. Al momento Chiarini, classe 1979, non ha ancora rinnovato il contratto con la Sangiovannese fino al 30 giugno, pur avendo ricevuto l'offerta di un biennale. «Non conosco il direttore Minguzzi - ci risponde il centrale difensivo di Bibbiena -. Se possibile, tornerei volentieri. La città mi è stata vicina anche quando mi infortunai e qualcuno ha percorso chilometri per venire a vedermi giocare». L'infortunio al crociato interruppe la sua favola a Pisa nella trasferta di Ivrea, aprendo un lungo periodo di riabilitazione. Una disavventura ormai alle spalle: «Nell'ultima stagione ho giocato 32 partite. A San Giovanni Valdarno abbiamo disputato un ottimo campionato arrivando ai playoff di C2». Da avversario del Comandante. Piero Camilli ha già espresso la propria contrarietà ai cavalli di ritorno: «I cavalli di ritorno non sono tutti uguali - precisa Chiarini -. C'è chi è andato via di propria volontà, e chi è stato costretto. Io venivo da un infortunio al ginocchio, e avevo bisogno di altri 6 mesi per recuperare. In B la rosa era ristretta a 21 giocatori, ed il Pisa non si poteva permettere di perdere un calciatore per tutta la stagione. Senza l'infortunio non me ne sarei mai andato. Per restare avevo rifiutato molte squadre di serie B». Il Comandante ricorderà Chiarini fra gli avversari nel lungo testa a testa tra Pisa e Grosseto, concluso con la promozione diretta dei maremmani e la vittoria nei playoff per i nerazzurri: «Quel Grosseto - ammette il numero 5 di allora - era la squadra più tecnica della C1. Meritò di vincere il campionato avendo, rispetto alle rivali, più soluzioni a disposizione per poter far gol. Invece noi del Pisa eravamo grandi per mentalità e voglia, spinti da un intero ambiente che voleva tornare in B». Un risultato storico, purtroppo vanificato in fretta: «Colpa di gestioni assurde, da parte di gente che non aveva a cuore l'interesse della città e della squadra». La nuova serie C. Com'è cambiata la categoria nei 3 anni di assenza del Pisa? «I livelli sono sempre più bassi, secondo me i contributi federali sono distribuiti in maniera poco logica. Si investe sui giovani, obbligando le società ad avere metà rosa composta da under 21 e 23, ma non tutti i ragazzi sono pronti e così cala la qualità dei campionati».
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